Claudio Filippi scudo1

Allenamento con le sagome

di Claudio Filippi e Daniele Borri

Come molte componenti del mondo del calcio anche la figura dell’allenatore dei portieri, con il passare degli anni, ha subito una sua evoluzione. Siamo passati dei primi Mister che entravano in campo con due paletti (per ricostruire la porta in ogni spazio disponibile) e con i palloni, ad altri che preparavano lo spazio di lavoro con una miriade di cinesini, ostacolino e paletti. Da tecnici che perseguivano come obiettivo principale (se non l’unico) la tecnica, ad altri ancora che intervenivano fondamentalmente sulla parte condizionale, correggendo raramente gli estremi difensori nell’esecuzione dei gesti. Inoltre, se prendiamo in considerazione la maggior parte degli iscritti sui numeri uno, si può notare come il ruolo sia in continua evoluzione e quindi anche la metodologia dell’allenamento deve aggiornarsi e adeguarsi alle nuove “tendenze”. Infatti, uno dei capisaldi dell’allenamento moderno è la ricerca di mezzi che seguano il “principio della realisticità”, ossia che permettano di costruire esercitazioni che simulino per posizioni, tempi e spazi le situazioni di gioco più frequenti che accadono in partita. (altro…)

Parate in tuffo copertina - Daniele Borri

Le parate in tuffo

di Claudio Filippi e Daniele Borri

La didattica di questa tipologia di interventi, l’importanza dello spostamento e le esercitazioni per migliorare.

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Buffon calcia

Portieri dai piedi buoni

di Claudio Filippi e Daniele Borri

Nel calcio moderno il numeri uno devono gestire, quasi alla stregua di un giocatore di campo, il pallone con i piedi. Uno studio relativo alla Champions league 2012-2013  e le esercitazioni per migliorare.

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costruzione dal basso

Il portiere: gioco con i piedi sotto pressione

di Claudio Filippi e Luca Squinzani

Quando si dice “un lavoro fatto con i piedi”. Ormai è appurato che con la continua evoluzione del gioco, il portiere abbia dovuto ampliare le sue competenze: pur rimanendo prioritaria la sua mansione di guardiano della porta, è sempre più parte integrante nella costruzione del gioco dal basso da parte di molte squadre, in particolare di chi vuol praticare un calcio, sì equilibrato, ma offensivo. Interessante è quindi capire cosa succeda in partita, in quale modo gli venga richiesto di gestire la palla e come durante le sedute di allenamento si possa pensare di creare esercitazioni funzionali, che andranno poi integrate attraverso il lavoro con la squadra-di reparto. (altro…)

Buffon rilancio con le mani

I rilanci con le mani

di Claudio Filippi e Daniele Borri

Un gesto tecnico assolutamente da insegnare al giovane portiere. Quanto conta l’esecuzione corretta e la lettura tattica.

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Buffon presa alla figura

La presa alla figura

di Claudio Filippi e Daniele Borri

La presa sin dagli anni sessanta era considerata uno degli aspetti tecnici utilizzati per definire la bontà o meno di un portiere. In quel contesto storico, in cui la maggior parte degli italiani economicamente era in difficoltà, il guanto da portiere veniva visto come un lusso che pochi potevano permettersi. E, se la domenica il numero uno entrava in campo senza, nessuno lo accusava di certo. Pertanto, molti portieri continuarono a giocare senza guanti, anche quando questo indumento incominciava a diffondersi. Il guanto infatti, in quel periodo, non era niente più che un oggetto rudimentale coi portieri che si affannavano per individuare il materiale più adatto per migliorare, anche solo di poco, la presa. Sotto il profilo strettamente calcistico, un momento determinante per la storia di questo “mezzo” e quindi “della presa per il portiere”, è stato il passaggio dal pallone in cuoio a quello in materiale plastico gli inizi degli anni 70. (altro…)

Daniele Borri, rialzata

La rialzata

di Claudio Filippi e Daniele Borri

Come ormai è ben noto la prestazione il portiere è caratterizzata da interventi intensi di breve durata, intervallati da recuperi ampi con rari momenti di recupero incompleto. Le azioni di gioco del numero uno, infatti, durano al massimo tre secondi e le azioni in successione possono essere due e in rari casi tre (Filippi, 2006). Capita, infatti, di osservare portieri che dopo un primo intervento in deviazione si rialzano rapidamente compiendo grandi parate sul tiro successivo. Nella maggior parte dei casi, il secondo è determinato dalla velocità e dalla corretta esecuzione della rialzata che, per dinamiche tempi, consente al portiere di:

  • Trovarsi in appoggio in equilibrio per il tiro successivo;
  • Opporsi a una conclusione già indirizzata verso la porta (parata in recupero);
  • Recuperare con un’uscita bassa o a contrasto un pallone che rimane in una zona potenzialmente pericolosa.

La rialzata fa parte, pertanto, dei fondamentali tecnici e come tale va insegnata, dapprima singolarmente e successivamente all’interno di un contesto più ampio e dinamico, con esercitazione di doppie parate e/o doppi interventi. Nel calcio mondiale si sono due tipologie di rialzata: la prima, che ha sempre caratterizzato i portieri brasiliani, ovvero la rialzata con giro, la seconda (che tratteremo in quest’articolo), tipica degli estremi difensori italiani. A nostro modo di vedere quella che bisognerebbe insegnare sin da piccola la terza dall’italiana, che nonostante la sua complessità rispetta quella con giro hai il vantaggio di consentire al numero uno di mantenere per tutta la sua esecuzione il corpo rivolta al campo con le spalle in avanti. Un atteggiamento più propenso alla ricerca della palla e meno difensivista rispetto alla rialzata peculiare dei sudamericani. Dimostriamo di seguito, con l’aiuto di alcune immagini, la nostra proposta didattica per una corretta rialzata. (altro…)