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La didattica dei portieri
4 mag
Continua la serie d’interventi sulla nota rivista “Il nuovo calcio“, di seguito uno stralcio del terzo articolo:
Come abbiamo accennato nell’articolo introduttivo di questa serie (n.193 febbraio 2009), il nostro obiettivo è quello di cercare di comunicare ai nostri lettori non solo informazioni di tipo tecnico-tattico, ma fornirgli degli strumenti necessari alla organizzazione e alla strutturazione della loro “professionalità”. E’ ovvio che per essere professionali non è detto che bisogna essere professionisti, ci possono essere allenatori dilettanti molto professionali e professionisti poco professionali.
L’allenatore e quindi anche l’allenatore dei portieri è un insegnante e come tale deve conoscere i principi che regolano questa manzione.
L’allenatore dei portieri deve essere un tecnico completo, deve avere conoscenze di pedagogia, di psicologia, di preparazione fisica, di tattica e di tecnica con indicazioni di tipo biomeccanico.
Il tecnico che lavora nel Settore Giovanile per comprendere l’atleta che ha di fronte deve avere conoscenze di pedagogia, come le tappe dello sviluppo auxologico (auxologia: scienza che studia i fattori di crescita) e perché no la conoscenza del “mondo giovanile adolescenziale” con le sue problematiche.
Deve avere conoscenze riguardanti la preparazione atletica, perché anche se si avvale delle competenze del preparatore atletico presente nel Club, dovrà almeno conoscere i concetti di base del metabolismo muscolare non solo per sapere cosa hanno eseguito i portieri con il preparatore atletico ma per meglio comprendere la qualità delle proprie proposte tecnico-tattiche.
L’allenatore dei portieri deve conoscere di psicologia, che è la disciplina che studia il comportamento degli individui ed i loro processi mentali e riguarda le dinamiche interne dell’individuo ed i rapporti che intercorrono tra quest’ultimo e l’ambiente che lo circonda.
L’allenatore deve conoscere di tattica sia di squadra che del reparto difensivo. Se il portiere è colui che deve “comandare” la difesa è in dovere di conoscere i giusti comportamenti dei suoi compagni altrimenti non può fornire suggerimenti utili. Ovviamente se deve essere al corrente il portiere lo deve essere il suo allenatore specifico.
L’allenatore dei portieri deve conoscere di tecnica, poiché il suo lavoro si basa fondamentalmente sull’addestramento tecnico dei gesti fondamentali (apprendimento delle tecniche specifiche) e sull’allenamento inteso come utilizzo delle tecniche acquisite in una situazione di variabilità e di problem solving.
In tutto questo l’allenatore dei portieri deve avere chiaro un modello di riferimento tecnico a cui rivolgersi in modo da conferire ai portieri correzioni e suggerimenti mirati ad una corretta esecuzione.
Il resto è disponibile sulla rivista Il nuovo calcio (per maggiori informazioni www.ilnuovocalcio.it)
La prestazionde del numero 1 (prima parte)
Osservare l’allenamento (seconda parte)
Osservare l'allenamento
22 apr
Continua la serie d’interventi sulla nota rivista “Il nuovo calcio“, di seguito uno stralcio del secondo articolo:
Il portiere è da sempre analizzato in ambito prestativo, viene osservato nella sua struttura e morfologia, nell’esecuzione dei suoi gesti tecnici, nel compimento dei suoi movimenti tattici, nella sua capacità di gestire la gara in ogni momento, ma poco si è detto a riguardo di come si esprime in allenamento.
Ci sono atleti, rari, definiti “da gara” che si esprimono molto bene in partita e non benissimo in allenamento, ma la grande maggioranza degli atleti-portieri gioca come si allena.
Quindi se è “ovvio” che è indispensabile osservare i portieri in partita, è altrettanto vero che osservare attentamente e con occhio critico i portieri durante l’allenamento è molto importante, specie quando è gli atleti sono impegnati nelle esercitazioni tecnico-tattiche con la squadra e nelle simulazioni di partita.
Abbiamo più volte detto che è indispensabile individuare gli argomenti di lavoro su cui strutturare le sedute di allenamento e parimenti individuare gli obiettivi da perseguire a breve e a medio termine. In quest’ottica si può incorrere nell’errore di pensare che l’allenamento sia solo quello svolto con l’allenatore dei portieri, ma in realtà va considerato sia come impegno fisico che tecnico-tattico che psicologico, l’intera seduta di allenamento compresa quella in cui il nostro atleta è a disposizione dell’allenatore.
Sappiamo quante parate in tuffo o quante uscite alte, o quanti rilanci etc sono eseguite nel corso dell’allenamento, quindi quale’è il reale carico di lavoro svolto ?
Osservare implica sempre la definizione di indicatori che possono essere oggettivabili o soggettivabili. Mi spiego meglio, se voglio quantificare il numero di parate in tuffo eseguite dal portiere è sicuramente un dato oggettivabile e inconfutabile che mi fornisce la conoscenza del carico di lavoro svolto relativo a quel gesto tecnico, ovviamente sarà indispensabile successivamente effettuare una valutazione di tipo qualitativo sulla base del dato numerico per capire la bontà delle esecuzioni tecniche.
Se intendo invece valutare componenti fondamentali nell’allenamento come la capacità di attenzione o l’atteggiamento dell’atleta nell’allenamento è ovvio che risulta una valutazione estremamente soggettiva e la posso liberamente quantificare da 0 a 10 o esprimere un giudizio esteso.
Per aiutarvi alla valutazione dell’allenamento vi fornisco alcune schede di riferimento elaborate dalla Commissione Tecnica dell’APPORT e che potrete scaricare dal sito www.sportivi.it.
Il resto è disponibile sulla rivista Il nuovo calcio (per maggiori informazioni www.ilnuovocalcio.it)
La prestazionde del numero 1 (prima parte)
La didattica del portiere (terza parte)





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