Un recente articolo della BBC Sport racconta di uno studio di Alan Nevill e colleghi sull’evoluzione di corporatura, età e impiego dei sostituti nel calcio inglese. A partire da questo lavoro, l’analisi viene estesa integrando altri studi e dati recenti, per collegare le evidenze disponibili ai cambiamenti del calcio moderno. Ne emerge, per esempio, che le squadre di vertice tendono a impiegare giocatori relativamente più giovani. Ma sarà l’età o il valore economico il predittore più forte dei risultati?
La corporatura dei giocatori
Il gruppo di Alan Nevill ha confrontato le caratteristiche dei giocatori della massima divisione inglese in sei stagioni campione, una ogni dieci anni, dal 1973-74 al 2023-24 (e l’età a partire dal 1993-94)¹. L’altezza media è aumentata di oltre quattro centimetri fra gli anni Settanta e le rilevazioni più recenti. La massa corporea, cresciuta fino ai primi anni Duemila, è invece diminuita nelle ultime due stagioni campione.
I giocatori della massima divisione inglese sono diventati più alti
Altezza media in cm
Asse verticale da 170 cm per evidenziare le differenze.
Fonte: Nevill et al. (2026), International Journal of Sports Science & Coaching
I calciatori presentano oggi un profilo mediamente più alto, lineare e spigoloso. Lo studio, però, misura la corporatura, non le qualità che servono per giocare ad alto livello. Ad esempio: agilità, controllo motorio e capacità percettive restano fuori dal campo di osservazione. Inoltre, un somatotipo prevalentemente ectomorfo non può essere considerato, di per sé, sinonimo di prestazione superiore. Del resto, la tendenza non è uniforme per ruolo. Portieri e difensori continuano a crescere in altezza; centrocampisti e attaccanti sembrano aver raggiunto un plateau.
Per difensori e portieri l’altezza potrebbe tradursi in una maggiore copertura degli spazi e in un vantaggio nei duelli aerei. Tuttavia, la statura da sola non basta: nonostante l’altezza, un difensore deve poter fronteggiare i dribbling stretti degli attaccanti più agili, e un portiere eseguire i movimenti complessi che il ruolo richiede. A distinguere gli atleti d’élite concorrono infatti fattori che la sola corporatura non è in grado di catturare. Ciò suggerisce che, nella ricerca del talento, la valutazione non dovrebbe limitarsi alle sole caratteristiche antropometriche. Per chi prepara gli atleti, invece, il lavoro di forza non dovrebbe puntare all’aumento della massa muscolare fine a sé stesso, ma tradursi in qualità funzionali alla prestazione e coerenti con le richieste del ruolo.
Gioco più veloce
In molti sostengono che l’aumento della velocità del gioco vada di pari passo con i progressi della medicina sportiva, e quindi con la ricerca di un atletismo sempre più spinto. Se negli anni Settanta e Ottanta, secondo le stime di più studi, i giocatori superavano di rado i 30 km/h, ai Mondiali 2022 almeno dieci hanno corso oltre i 35 km/h². Più che il valore massimo, però, quello che sembra contare davvero è la qualità con cui si corre: non il picco isolato di velocità o i metri totali, ma come e quante volte quello sforzo viene ripetuto. Come osserva Jens Bangsbo, fisiologo dell’Università di Copenhagen, l’attaccante del secolo scorso poteva camminare per gran parte della partita ed esplodere in poche azioni; una figura che oggi sembra essere scomparsa². I dati UEFA sull’Europeo 2024 ci dicono che in media i giocatori hanno svolto azioni di corsa nelle quali è stata superata la soglia dei 25 km/h o più circa 12 volte a partita, con differenze per ruolo: 8 volte per centrali e mediani, 12 per gli attaccanti, 14 per i terzini².
I giocatori più veloci ai Mondiali 2022
velocità massima in km/h
La scala parte da 35,0 km/h per rendere visibili i distacchi.
Fonte: FIFA
Le rilevazioni moderne registrano con frequenza picchi superiori ai 35 km/h. I confronti diretti con gli anni Settanta e Ottanta devono però essere trattati con prudenza, perché i metodi di misurazione dell’epoca non erano comparabili con gli attuali sistemi di tracciamento.
Le sostituzioni degli allenatori
Dalla possibilità di effettuare una sola sostituzione negli anni Settanta alle cinque consentite oggi, l’uso dei cambi è cresciuto per effetto dei regolamenti. Nei dati aggregati di Nevill e colleghi, l’aumento dell’impiego dei sostituti coincide soprattutto con una riduzione delle presenze dei difensori classificati come titolari, più marcata rispetto a quella osservata per centrocampisti e attaccanti. Gli autori ne ricavano l’ipotesi che i difensori vengano sostituiti più frequentemente¹. Da cosa dipenda, lo studio non lo dice. Quello che segue è un ragionamento per ipotesi.
Nevill tratta i difensori come un blocco unico, senza distinguere centrali e terzini: e potrebbero essere proprio i terzini a uscire più spesso. Un altro studio mostra che gran parte dei cambi è “uomo per uomo” (terzino per terzino, centrocampista per centrocampista³). Dunque non uno stravolgimento dell’assetto, ma il modo di non perdere la struttura difensiva. Il terzino, poi, è tra i ruoli che sprintano di più (i dati UEFA di Euro 2024 gli assegnano il numero più elevato di azioni sopra i 25 km/h²) e quindi tra i più esposti alla fatica. Sostituirlo con un altro terzino serve a rimettere gambe fresche in un ruolo ad alta intensità. Per verificarlo servirebbero dati evento per evento che distinguano centrali e terzini.
Quanto gioca ogni ruolo
Percentuale media di partite giocate per ruolo, nelle sei stagioni-campione. n = numero di giocatori di quel ruolo in quella stagione.
| Stagione | Portieri | Difensori | Centrocampisti | Attaccanti | Sostituti |
|---|---|---|---|---|---|
| 1973 | 76%n=22 | 70,8%n=88 | 77,1%n=66 | 69,4%n=66 | 29,8%n=251 |
| 1983 | 81,7%n=22 | 71,8%n=88 | 68,4%n=66 | 71,7%n=66 | 30,7%n=262 |
| 1993 | 62,2%n=22 | 70,8%n=88 | 64,5%n=66 | 68,7%n=66 | 32,5%n=322 |
| 2003 | 73,3%n=20 | 67,8%n=80 | 67,9%n=60 | 64%n=60 | 37,8%n=312 |
| 2013 | 81,7%n=20 | 70,5%n=80 | 69,4%n=60 | 63,4%n=60 | 36%n=336 |
| 2023 | 74,9%n=20 | 63,7%n=80 | 70,8%n=60 | 69,9%n=60 | 41,4%n=358 |
| Media | 75% | 69,2% | 69,7% | 67,8% | 34,7% |
Fonte: Nevill et al. (2026)
L’altra spiegazione è legata al punteggio. Si può togliere un difensore per un attaccante quando si insegue il risultato o, al contrario, inserire un altro difensore per gestire un vantaggio. Su questo la ricerca è abbastanza netta: Wittkugel e colleghi rilevano che oltre metà delle sostituzioni difensive avviene mentre si vince, oltre metà di quelle offensive mentre si perde³. C’è infine un dettaglio che dice molto sulle scelte degli allenatori: le squadre di vertice sostituiscono di meno. Le squadre che chiudono nelle prime sei posizioni utilizzano più spesso i giocatori classificati come prima scelta e ricorrono meno agli altri componenti della rosa¹.
Conta l’età o il valore della rosa?
Nei dati dello studio emerge che le squadre delle prime sei posizioni presentano giocatori mediamente più giovani. La differenza è piccola (25,8 anni contro i 26,9 delle squadre dalla settima in giù). Il dato è stabile¹, ma non dimostra che abbassare l’età della rosa produca automaticamente risultati migliori. Analizzando oltre 16.000 giocatori di Champions League, Kalén e colleghi non hanno trovato differenze d’età significative tra chi vince e chi no⁴. A pesare è soprattutto il valore della rosa. Nello studio di Gerhards e Mutz, condotto su 60 stagioni di 12 campionati europei, il valore di mercato emerge come il più importante predittore del rendimento; complessivamente, i modelli analizzati spiegano circa due terzi della variabilità dei risultati. Per 38 volte su 60 il titolo è andato alla squadra più costosa, 15 volte alla seconda e 6 volte alla terza. Un solo vero outsider: il Leicester del 2015/16⁵.
I club più forti dispongono infatti di maggiori risorse per individuare, acquistare e trattenere giovani già pronti per l’alto livello o con un elevato potenziale di crescita. Il PSG ne è un esempio: ha vinto la Champions 2025 con una delle rose più giovani mai laureatesi campioni d’Europa, ed era al tempo stesso tra le più costose al mondo. Il Chelsea 2025-26 è un controesempio. Pur avendo una rosa fra le più giovani e di maggior valore stimato della Premier League, ha terminato il campionato al decimo posto⁶.
Il caso mostra che il valore della rosa non è una condizione sufficiente. Contano anche quanto il valore di mercato rifletta la reale qualità dei giocatori, l’equilibrio nella composizione della rosa, la continuità, il lavoro dell’allenatore, gli infortuni e la capacità di trasformare il talento individuale in rendimento collettivo.
Investire su giovani di talento, così come valorizzare il vivaio, non significa necessariamente spendere poco. Il vantaggio economico consiste piuttosto nella maggiore durata potenziale del rendimento, nella possibilità di crescita e nell’eventuale valore di rivendita. In questa prospettiva l’età sarebbe una conseguenza della strategia di mercato o/e del lavoro del vivaio, più che la causa della vittoria.
L’età nelle nazionali: il Mondiale 2026 è il più anziano di sempre
Il Mondiale 2026, negli Stati Uniti, Messico e Canada, è stato il più anziano mai registrato (età media degli undici titolari >28 anni). Restando sulla lettura fatta finora, anche nella massima competizione mondiale i commissari tecnici sembrerebbero scegliere i giocatori di maggior talento a prescindere dall’età.
C’è però un altro aspetto interessante. La Spagna ha vinto il titolo con un’età media della rosa di 26,8 anni⁷, risultando la sesta nazionale più giovane tra le 48 partecipanti. Questo dato suggerisce una lettura in linea con quanto osservato finora: l’età, da sola, non sembra rappresentare un fattore determinante del successo. Più che puntare su una rosa esclusivamente giovane o esclusivamente esperta, appare plausibile che le squadre più competitive riescano a trovare un equilibrio tra giovani di alto livello e giocatori nel pieno della maturità agonistica.
I giovani potrebbero offrire intensità, margini di crescita e qualità già spendibili ad alto livello; i più maturi apportare esperienza e abilità affinate nel tempo. Unire le due cose potrebbe aiutare a raggiungere gli obiettivi fissati, o quantomeno a competere per il vertice. Se ne può ricavare anche un’indicazione per chi lavora sul campo: se i giocatori più maturi conservano un vantaggio in termini di abilità, allora lavorare presto sulle abilità tecnico-tattiche dei giovani e ampliare quelle dei più anziani potrebbe accorciare i tempi e portare risultati migliori.
Resta il fatto che si tratta di tendenze statistiche, non di leggi. Le eccezioni esistono e dipendono probabilmente da fattori che sfuggono al ragionamento statistico. Del resto, vincere (o anche solo competere per raggiungere gli obiettivi fissati a inizio stagione) non è una faccenda che si esaurisce nei numeri. Organizzazione, continuità, disponibilità dei giocatori, qualità dell’allenamento e capacità di trasformare il talento individuale in rendimento collettivo contribuiscono a spiegare perché squadre dal valore simile ottengano risultati differenti e perché, in alcuni casi, rose meno costose riescano a superare avversarie economicamente più forti. È in quello scarto tra il valore sulla carta e il rendimento sul campo che si gioca gran parte del lavoro di chi allena.
Note
- Nevill, A. M., Smith, J. & Cloak, R. (2026). How have body size, age, and the use of substitutes evolved in English professional football between the 6 seasons 1973–4, 1983–4, 1993–4 to 2023–4? International Journal of Sports Science & Coaching. https://doi.org/10.1177/17479541261450306
- BBC Sport (2026). Taller, faster, older: how footballers’ bodies have changed in 50 years.https://www.bbc.com/news/articles/cx23018r8lxo — L’articolo riporta dati di tracciamento FIFA sulla velocità di punta ai Mondiali 2022, dichiarazioni di Jens Bangsbo (Università di Copenhagen) e dati tecnici UEFA su EURO 2024.
- Wittkugel, J., Memmert, D. & Wunderlich, F. (2022). Substitutions in football – what coaches think and what coaches do. Journal of Sports Sciences, 40(15), 1668–1677. https://doi.org/10.1080/02640414.2022.2099177
- Kalén, A., Rey, E., Sal de Rellán-Guerra, A. & Lago-Peñas, C. (2019). Are Soccer Players Older Now Than Before? Aging Trends and Market Value in the Last Three Decades of the UEFA Champions League. Frontiers in Psychology, 10:76. https://www.frontiersin.org/journals/psychology/articles/10.3389/fpsyg.2019.00076/full
- Gerhards, J. & Mutz, M. (2017). Who wins the championship? Market value and team composition as predictors of success in the top European football leagues. European Societies, 19(3), 223–242. https://doi.org/10.1080/14616696.2016.1268704
- Hopkins, O. (2026). Youth, Peak Age or Experience: Which Premier League Squads Have the Right Age Profile?Opta Analyst. https://theanalyst.com/articles/premier-league-squad-age-youth-or-experience-2025-26
- Sky Sport (2026). Mondiali 2026, l’età media delle Nazionali: le più giovani e le più esperte (8 giugno 2026). https://sport.sky.it/calcio/mondiali/nazionali-mondiali-2026-eta-media-classifica