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La partita vista dai pali: Buffon e Handanovic in Juventus-Inter. Torna in porta Viviano

di Giovanni Albanese (www.bordocampo.net). Continua a leggere La partita vista dai pali: Buffon e Handanovic in Juventus-Inter. Torna in porta Viviano

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IFFHS, è Neuer il miglior portiere del 2016. Buffon allunga il suo record

L’IFFHS (International Federation of Football History and Statistics) ha stilato come di consueto una classifica annuale per assegnare il primato al miglior portiere del 2016. E per il quarto anno consecutivo a vincere è stato Manuel Neuer, al primo posto con 151 punti. Secondo posto per Gigi Buffon (l’unico ad averne collezionato 5), con 91, mentre al terzo posto si è classificato Rui Patricio, campione d’Europa con il Portogallo. Dunque, dopo Bundesliga, Coppa di Germania e Supercoppa arriva una gioia personale per il portiere del Bayern Monaco. Il Capitano della Juventus e della Nazionale,  il quale detiene il record di presenze consecutive nei primi 10 classificati (da 17 anni, dal 1999 al 2015) in classifica, è secondo nella classifica generale con 4 vittorie. In basso la classifica del 2016 e quella generale.

[Fonte]

La classifica completa:

  1. Manuel Neuer (Germania/Bayern Munich): 156 punti
  2. Gianluigi Buffon (Italia/Juventus): 91
  3. Rui Patricio (Portogallo/Sporting): 50
  4. Claudio Bravo (Cile/Barcelona/City): 45
  5. David de Gea (Spagna/Manchester Utd): 37
  6. Jan Oblak (Slovenia/Atletico Madrid): 31
  7. Hugo Lloris (Francia/Tottenham): 29
  8. Keylor Navas (Costa Rica/Real Madrid): 18
  9. Thibaut Courtois (Belgio/Chelsea): 13
  10. Denis Onyango (Uganda/Mamelodi Sundowns): 5

Classifica Generale:

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  1. Iker Casillas (Spagna) 5
  2. Gianluigi Buffon (Italia), Manuel Neuer (Germania) 4
  3. Oliver Kahn, José Luis Chilavert (Paraguay), Walter Zenga (Italia) 3
  4. Peter Schmeichel 2 (Danimarca)
  5. Michel Preud’homme (Belgio), Andreas Köpke (Germania), Fabien Barthez (Francia), Petr Čech (Repubblica Ceca), Jean-Marie Pfaff (Belgio), Rinat Dasaev (Unione Sovietica) 1

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La nona giornata di Serie A vista dai pali: è la giornata di Donnarumma vs Buffon

di Giovanni Albanese (www.bordocampo.net)

Un anno fa Gigio Donnarumma, classe 1999, faceva il suo esordio in Serie A in Milan-Sassuolo. Una scelta coraggiosa quella dell’allora allenatore rossonero Sinisa Mihajlovic, che buttò nella mischia la giovane promessa nella mischia alla luce delle indisponibilità di Diego Lopez e Cristian Abbiati. Gigio diventa il portiere più giovane della storia a esordire dal primo minuto, il secondo in assoluto dopo Gianluca Pacchiarotti, subentrato in un Pescara-Perugia nel 1980.Oggi di cose ne sono cambiate, Donnarumma è diventato il primo portiere del Milan e si è guadagnato nel frattempo anche la Nazionale, lavorando in azzurro accanto al suo idolo Gigi Buffon.

La sfida tra i due nell’ultimo Milan-Juventus, in quella serata che, episodi e decisioni arbitrali a parte, ha visto subire una rete entrambi.Il giovane del Milan è stato impegnato più volte, specie nel primo tempo e risponde bene ai tentativi della Juventus. Continua a leggere La nona giornata di Serie A vista dai pali: è la giornata di Donnarumma vs Buffon

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A Buffon il Golden Foot 2016: è il primo portiere a vincerlo

Il capitano della Juventus e della Nazionale Gianluigi Buffon è stato premiato oggi a Montecarlo con il prestigioso Golden Foot 2016. Ad annunciare il riconoscimento, Sua Altezza Reale il Principe Alberto II di Monaco: Buffon è il primo portiere ad essere insignito del premio, ed è il quarto italiano dopo Roberto Baggio (2003), Alex Del Piero (2007) e Francesco Totti (2010). Continua a leggere A Buffon il Golden Foot 2016: è il primo portiere a vincerlo

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Gianluigi Buffon: Ness1 come lui

Dopo le prodezze contro il Milan, Tuttosport dedica la prima pagina a Gianluigi Buffon. La Redazione pubblica l’intero articolo redatto da Antonino Milone.

Di nuovo prodigioso San Siro, sempre decisivo nel cammino verso il quinto scudetto consecutivo della Juve, che per lui sarebbe il nono conquistato sul campo.

Punta il nono tricolore (record) trainando la Juve. Altro che età: reagisce in 1,2 secondi. Impressionante anche contro il Milan. Parlano numeri, statistiche e analisi: I suoi capolavori ricordano le parate più difficili mai viste.

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I primi 20 anni di Buffon: il mondo del calcio lo celebra

Buffon superman

Meritavamo di vincere ma non ci siamo riusciti perché ci siamo trovati davanti Buffon“. Queste le parole a caldo dell’ex tecnico dell’AC Milan, Fabio Capello, dopo il pareggio a reti bianche contro il Parma quel 19 novembre 1995.

Nella giornata di ieri, il mondo del calcio ha trattato l’argomento con un forte interesse. La Redazione nell’augurargli ancora tanti successi, gli dedica una raccolta degli articoli e delle dediche a nostro giudizio più significative. Inoltre abbiamo creato una clip di tutte le azioni di parate svolte dal portiere e capitano della Juventus e dalla nazionale italiana durante l’ultima Champions League (2014-2015). Anche se ormai è acqua passata, riguardando il filmato, resta un mistero l’esclusione dalla lista per il Pallone D’oro…

Intervista di Gianluigi Buffon a UEFA.com:

Quando ho cominciato a giocare, come tutti i bambini, non facevo il portiere. Mi piaceva fare gol; alla fine tutto sta nel mettere la palla in rete. Dai sei o sette anni, ho cominciato a giocare a centrocampo, o da libero, e mi piaceva molto ad essere sincero. Ero un bambino molto vivace“. Buffon era ancora un centrocampista nel 1988, quando ha giocato per la prima volta a San Siro. Era una partita tra le rappresentative dei bambini di Toscana e Veneto. “Ma forse il destino ha voluto facessi il portiere. Mio padre mi suggerì di cambiare ruolo e di provare a giocare in porta. A me piaceva sempre trovarmi al centro del gioco, ma anche fare nuove esperienze. E alla fine decisi di provare a fare il portiere per un anno, dopo il quale sarei tornato a giocare in mezzo al campo. Dopo appena cinque o sei mesi sono diventato un buon portiere. Probabilmente avevo un certo talento in quel ruolo e subito tutti hanno cominciato ad accorgersene. Un anno dopo ero già il portiere del Parma. Il mio primo ricordo della nazionale risale alla Coppa del Mondo del 1982. Ricordo quei giorni a casa nostra o da mio zio, con tutta la famiglia, con le cene interminabili guardando le partite. Ricordo anche che durante le partite io uscivo fuori o in balcone a giocare. È bello ricordare le urla di gioia e delusione che sentivo dal balcone“.

#numeroUno

Posted by Gianluigi Buffon on Venerdì 20 novembre 2015

In occasione dei 20 anni dal debutto in Serie A di Buffon, Nevio Scala ha parlato in esclusiva a 4-4-2 della scelta fatta in quel novembre ’95:

Quando si fece male Luca Bucci abbiamo scelto Gigi, il terzo portiere. Ci aveva sorpreso in allenamento. Chiesi consiglio a Enzo Di Palma, allenatore dei portieri, che rispose: ‘Gigi è un fenomeno, ma ricordati che giochiamo con il Milan di Capello’. È stato un rischio, poi è diventato il migliore di sempre. Ero solito passare per le camere il sabato sera per comunicare ai ragazzi chi dovesse scendere in campo nella partita. Quel giorno andai da lui e gli dissi: ‘E se ti facessi giocare?’ Lui mi rispose in maniera secca: ‘E che problemi ci sono, mister?’ Ecco, questa è la sicurezza che Gigi ha sempre dimostrato, anche in campo. Buffon può essere considerato il miglior portiere di sempre? Per Scala non ci sono dubbi: “Lo è, sicuramente. Proprio perché ha delle qualità che altri portieri non hanno. Noi ora lo stiamo paragonando a portieri che giocavano in epoche diverse, con un altro gioco, più lento. Lui invece ha giocato in un calcio veloce, dinamico, e questo va ancora una volta a rafforzare le sue capacità. Lui rende facili le cose difficili e questo per un portiere è al cosa più bella“. E se Buffon festeggia oggi i suoi vent’anni tra i professionisti, c’è un altro portiere, sempre di nome Gianluigi, che sta sorprendendo tutti in questa prima fase di campionato: Gigio Donnarumma, baby talento del Milan, che ha come idolo proprio Superman: “Considerarlo in questo momento più forte di Gigi non è una cosa scontata: ha delle qualità importantissime, perché debuttare a 16 anni e mezzo è una cosa estremamente incredibile, ma per arrivare dove è arrivato Buffon, in paradiso, deve lavorare, confermare e migliorare quello che sta facendo adesso. Arrivare è facile, sì, ma continuare e raggiungere un grande come Gigi è un’altra cosa“.

La Gazzetta dello Sport ha chiesto un parere su Buffon a vari personaggi del mondo del calcio. Questa l’analisi di Sebastiano Vernazza:

Domanda a bruciapelo: chi sono i cinque più grandi portieri della storia? Vietato consultare internet, obbligatorio rispondere d’istinto. La nostra «top five» di botto: Zamora, Jascin, Banks, Zoff e Buffon, e li abbiamo elencati in ordine di apparizione, non per titoli o qualità. Ricardo Zamora lo spagnolo troppo forte, che al Mondiale del ‘34 costrinse Mussolini a intervenire per tenerlo fuori; Lev Jascin il sovietico, unico Pallone d’oro del ruolo; Gordon Banks, l’inglese autore della «parata del ventesimo secolo», su Pelé al Mondiale ‘70; Dino Zoff, il friulano essenziale, le sue mani sulla Coppa del 1982 rese immortali da Renato Guttuso; e Gigi Buffon, pilastro del Muro di Berlino 2006.

Tra gli italiani abbiamo escluso Combi, nel mondo ci siamo «dimenticati» di Neuer
il migliore oggi, ma Buffon nei cinque di
ogni tempo entrerebbe lo stesso, perché ha segnato un’epoca e rimane riferimento di qualunque ragazzo aspiri a piazzarsi tra i pali. SuperGigi è stato il primo fenomeno dopo la rivoluzione delle regole del ruolo. La frontiera del 1992, quando al portiere venne impedito di prendere con le mani il passaggio di un compagno: a seguire altri inasprimenti nel nome dello spettacolo. Buffon ha ricreato gli anticorpi della categoria, sempre più esposta a rischi ed errori. Ogni collega contemporaneo gli deve qualcosa. Chiedete a un portiere attuale chi è stato (è) il suo modello. Facilmente, di getto, risponderà così: «Gigi Buffon».

Corriere dello Sport, di Furio Zara

Un arcobaleno dura un attimo, una zanzara vive un giorno, una rosa tre, un’idea geniale il tempo di dimenticarla, una canzone dura il giro di un’estate, un amore qualche volta di più, un governo di solito pure troppo, una condanna anche meno, uno smartphone nelle mani di un adolescente non arriva a chiudere l’anno, una macchina dopo 10 anni è da rottamare; ma Gigi Buffon sta qui da vent’anni secchi e noi lo celebriamo per aver messo in fila due decenni di calcio, per essersi lasciato alle spalle centinaia di onesti mestieranti e una manciata di campioni alla sua altezza e in fondo per essere rimasto quello che vent’anni fa – 19 novembre 1995 – si avviò in porta tra l’incredulità della gente. “La mia corsetta fu salutata da applausi timidi. Ma fu l’unica cosa timida di quella partita. Feci quattro, cinque cose sensazionali, con decisione. Ebbi anche un po’ di fortuna, ma fortunate la devi andare a cercare”, come ha raccontato nella sua autobiografia. C’è già tutto qui. La spavalderia, la coscienza di sé, la certezza che può parare in tuffo anche semini delle olive, se te li tirano addosso, ma se l’abbia bendata guarda da un’altra parte allora sei fritto.

L’entrata in scena. Quell’anno Parma Buffon era – in teoria – il quarto portiere. Ma Galli litigo con scala e se ne andò subito, Bucci si fece male e Nista, preso per l’emergenza, si mise in fila, perché aveva già capito che la storia stava prendendo un’altra direzione. Parma-Milan finisce 0-0, ma vince lui, il diciassettenne che gira con un vespino 50, dà del tu – unico della squadra – al suo principale e quasi coetaneo Stefano Tanzi, becca multe di 1 milione (di lire, c’erano ancora le lire) che però non paga. La prima parata la fa dopo 13 minuti, respingendo un tiro di Eranio. In tribuna al Tardini si danno di gomito: hai visto? Nelle foto ufficiali, quelli che si fanno prima del fischio inizio Gigi non c’è, perché dopo essere entrato in campo è andato direttamente in porta, come fa quando gioca con la Primavera. A solo 17 anni. Genio precoce? Si. Mozart a sei anni faceva Pelé col violino, a 21 Leopardi aveva già scritto “l’infinito” mica jingle Bells. Quel giorno in Serie A succedono un sacco di cose: Rui Costa non gradisce la sostituzione mando il suo allenatore, Ranieri a scopare il mare, Lippi litiga in diretta televisiva con l’allora opinionista Rai Agroppi, in Argentina un sondaggio dice che 1 milione di persone vuole Maradona presidente della Repubblica, El Pibe gongola e si candida, ma alla fine nessuno lo prende sul serio. Cinque anni prima del debutto in A, estate del 1990, il ragazzino era salito in camera a piangere la sua frustrazione perché il Camerun era stato eliminato dai mondiali e il suo eroe, Thomas N’Kono, usciva di scena da leone, però domato. Pochi mesi dopo firmerà il suo primo contratto da professionista: 300 milioni di lire per cinque anni.

Oltre il limite. Vent’anni dopo Buffon ha il viso segnato da qualche ruga in più, ha maturato una saggezza nuova, senza perdere la leggerezza si è scoperto un uomo, a breve diventerà padre per la terza volta, maschio anche stavolta come se il destino gli avesse messo già i guanti sulla culla, se la prende con ironia (giustamente) se la gente del pallone d’oro si scorda di lui, va incravattato da Fabio Fazio e fissa il limite, 2018, e poi se la ride perché dice che alla sua età gli anni valgono sette volte, come i cani. In questi anni si è “zoffizzato”, avete notato il timbro di voce sempre più simile a quello del grande Dino? Ha asciugato il suo modo di giocare, sempre più essenziale; come Zoff quando divenne un francobollo – a quarant’anni dopo aver trionfato al mondiale spagnolo – anche lui ha trovato il proprio posto nel mondo, lì, tra i pali. E fa niente se gli acciacchi in questi ultimi tempi lo colgono di sorpresa con più frequenza: è di queste ore la notizia che durante Italia-Romania di martedì sera al Dall’Ara ha accusato un dolore al flessore della coscia destra E che la sua presenza con il Milan, Sabato, ora è indubbio. Oh, ancora il Milan. Come vent’anni fa. Come quando Buffon cominciava a fare Buffon. Il fenomeno. Ieri, oggi. Vent’anni secchi. Tra l’incredulità della gente. Mica la sua.

Ecco le dediche sui vari soglia network:

20 years of Superman Buffon… #UCL Un video pubblicato da @uefachampionsleague in data:

#Buffon made his #SerieA debut 20 years go today! #Juventus #Juve #UCL

Una foto pubblicata da @uefachampionsleague in data:

Best goalkeeper of all times !!! #20years #gigibuffon @gianluigibuffon Una foto pubblicata da Marco Materazzi (@iomatrix23) in data:

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Pallone d’oro, non c’è Buffon nella lista dei 59 candidati

 

Pubblichiamo il servizio redatto oggi 02-10-2015 dalla gazzetta dello sport.

Sei juventini – Pirlo, Chiellini, Pogba, Vidal, Tevez, Morata – un interista (Medel) e un milanista (Bacca) ma manca il portiere della nazionale italiana, nella stagione di scudetto e finale di Champions Continua a leggere Pallone d’oro, non c’è Buffon nella lista dei 59 candidati

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Buffon numero 1 del mondo

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Riportiamo il servizio redatto da Andrea Santoni, Antonio Barillà e Alessandro Vocalelli per il Corriere dello Sport su Gianluigi Buffon e l’evoluzione dei Numero 1, in data 17-09-2015.

Uno. Uno come Gigi. Uno che a 20 anni parava i rigori a Ronaldo con la maglia di Superman sotto quella da gioco. Uno che nel 2003 è stato giudicato miglior giocatore di quella Champions,pure persa in finale. Uno che nel 2006 è stato eletto miglior portiere del mondo e vice Pallone d’oro, alle spalle di Cannavaro, con lui eroe a Berlino; uno come Gigi, costantemente ai primi posti nelle classifiche internazlonali di rendimento del ruolo da almeno tre lustri. Uno come lui, che martedì sera, a 37 anni, al City of Manchester stadium, ora conosciuto come Etihad, ha fatto ancora una volta lo stravedi prendendo letteralmente per mano la sua Juve, con le sue grandi estremità, piedi compresi, e tirandola fuori da una strana crisi di crescita, strappando stupore e ammirazione continentali. Insomma uno cosl non può essere che un numero uno, anzi il numero uno.

Tripla cifra. Dunque eccoci a celebrare un mito, giocante per altro; e come gioca, bisogna aggiungere. Diciamo che questa estate che muore, e questa stagione nuova che decolla, hanno trovato un Buffon di grazia. Impermeabile alle difficoltà juventino ma anche azzurre, il fuoriclasse bianconero ha lenuto la barra dritta come direbbe egli stesso.
Conta la vita privata in tutto questo? Come per ognuno di noi. E come per tutti certe vicende sono sempre complesse e delicate. Concentriamoci allora su quello che sta producendo l’ennesima primavera del nomo campione. A Palermo un paio di settimane fa, Gigi ha toccato quota 150 presenze in Nazionale, record destinato a durare a lungo perché di sicuro sarà incrementato.

I suoi primi 40 anni. L’obiettivo di Buffon è arrivare a 40 anni da portiere protagonista. Vorrebbe dire mondiale 2018. Sarebbe un primato straordinario per uno che, nel 2010, propio nel torneo iridato, ha rischiato la sua carriera per un complicato problema alla colonna vertebrale. Rimettersi in moto non fu semplice e la piena ripresa avvenne con lentezza, tanto che non erano pochi nell’ambiente a darlo ormai sul viale del tramonto. Chiedete a Sterling, a Silva, chiedete a quel fenomeno monumentale di Yaya Touré se stiamo parlando di un vecchio arnese. Perché se c’è un ruolo che non perdona gli anni che passano è proprio quello del portiere. Siccome le parate singole quelle sono capace di farle anche altri, lui si è messo a far e doppie: è successo col Chievo e appunto a Manchester, dove Gigi è stato strepitoso nel momento chiave del match: avesse raddoppiato il City, ora staremmo a raccontare un’altra storia. Invece la Juve ha ripreso il discorso europeo da… Vice campione del Europa otto, ovvero con forza morale caparbietà. Anzi, vogliamo dirla con le parole del capitano, dette a caldo e il giorno dopo? “Attenzione, sagacia tattica, rabbia, bravura, ho un briciolo di fortuna, umiltà, generosità, classe ci hanno regalato una serata da urlo!”. Lui parlava della Juve, gruppo in costruzione come ricordato a Manchester, noi possiamo transitare il giudizio sulla sua prestazione, quella di Buffon, “il migliore della storia” ha detto con il suo stile asciutto Allegri, ancora stordito dalle emozioni inglesi. Ieri Gigi ho dedicato vittoria (e prestazioni) a babbo Adriano, nel giorno del suo 70º compleanno (viva). Lasciamo stare il tempo che passa (lasciamolo cantare a Lou Reed), guardiamo a quello che sta arrivando. E allora, numeri alla mano, possiamo augurare a Gigi di arrivare in questa stagione almeno a quota 100 partite in Champions, l’unico trofeo che gli manca: vorrebbe dire centrare la semifinale. E, dopo, siccome hai Buffon, puoi pensare anche di aggiungere un uno…

Andrea Santoni

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Da Jascin a Zamora quante leggende

Fascino, solitudine, un pizzico di follia. Quello del portiere, sin dall’epopea dei pionieri, È stato sempre un ruolo speciale, il volo capace di accendere la fantasia quanto un gol. Gigi Buffon ha attraversato vent’anni di calcio sempre altissimi livelli, eroe nel debutto quando ragazzino fermò il Milan, eroe ancora due sere fa a Manchester: qualche abbaglio, qualche ritaglio buio, ma in assoluto applausi e magie. Numero uno di sempre, nella nostra classifica, nonostante la difficoltà di scegliere tra interprete di straordinari e limite di averne apprezzati alcuni solo attraverso leggende tramandate.

Gigi, lassù contemporaneità e patriottismo centrano appena, e poi subito Lev Jashin, L’unico portiere mai premiato con il pallone d’oro, bandiera della Dinamo Mosca e dell’ URSS del dopoguerra agli anni 70, felino nei guizzi e vellutato nel tocco, “gioca a pallone meglio di me” sì complimentò Sandro Mazzola, ipnotizzatore di rigoristi come svelano i 150 penalty sventati. Completa il podio Ricardo Zamora, simbolo della Spagna dal 1916 al 1938. Restano immagini sgranate, primi piani con il maglione a collo alto tuffi plastici con il berrettone incollato alla testa, e la fiaba di un match contro l’Inghilterra in cui parò tutto pur avendo lo sterno rotto: lo chiamavano il Divino oppure, molti anni dopo il ritiro, il Pelè dei portieri, e lui replicava calmo che in realtà era Pelè lo Zamora degli attaccanti. In fondo, O’Rey era arrivato più tardi…

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Secolo. Quarto posto a Gordon Banks, angelo tra i pali inglesi dal 1955 al 1978, protagonista dell’unico mondiale vinto dagli inventori del calcio, tempestivo nelle uscite e guizzante nello specchio, autore della parata del secolo su Pelè È il 7 giugno del 1970 a Guadalajara: cross di Jairzinho, incornata possente da un passo, rimbalzo traditore riflesso incredibile. O’Rey lo sguardo stupito: “Non è possibile quello che hai fatto…”. Poteva fare ancora di più, ma un incidente d’auto, causando i problemi di vista, niente poi il declino. È sempre un incidente d’auto interruppe la carriera di Sepp Maier, estremo del Bayer Monaco dal 1962 al 1979, quattro mondiali disputati con la Germania Ovest.

Record. Dino Zoff, una vita tra i pali: dal 1961 al 1983, è un monumento, vinto tutto con la Juventus la nazionale. Nell’immaginario rimangono due fotogrammi del mondiale 1982, la paratona su Oscar che salvò l’impresa contro il Brasile e la coppa sollevata, quarantenne a Berlino. Asciutto, essenziale: poco spettacolare per il ruolo, ma solo perché piazzamento E scatto facevano apparire banale anche l’intervento più difficile. Segue Peter Schmeichel, protagonista dal 1981 al 2003, stella del Manchester United e della Danimarca di cui conserva il record di presenze: catturava palloni e altri ne scaraventava in porte altrui, sì, portiere goleador, tra i primi a utilizzare il lancio non per spazzare ma per impostare l’azione.

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Muro. Il tramonto di Benks avviò il ciclo di Peter Shilton, inglese che gioco dal 1966 al 1997: fu lui a subire la mano de Dios da Diego Armando Maradona mondiale messicano. La nostra top ten si completa con Rinat Dasaev, la cortina d’acciaio, leggenda russa che smarrì dopo il passaggio a Siviglia, e Manuel Neur, muro tedesco di oggi, ma tanti altri portieri restano fuori per un soffio: i suoi antenati Schumacher è Kahn, il cecoslovacco Planicka, l’irlandese Jannings, i nostri Combi e Zenga, lo spagnolo Casillas e il ceco Cech, i belgi Pfaff e Preud’Homme… eroi del pallone che gol non li fanno, ma lievitano. Con l’eccezione del paraguaiano Chilavert: figura tra i grandissimi di sempre, ma lui di gol ne ha fatti 52.

Vent’anni di magie sempre il migliore

Le sue parate non si dimenticano: rimane ogni volta negli occhi la bellezza di un gesto atletico. Buffon ha la capacità di sorprendere chi lo serva da vent’anni e di superare spesso anche l’immaginazione di un tifoso. Istinto forza muscolare, un talento sublime. Gigi riesce a mettere la mano e ad allungare un braccio quando nessuno lo ritiene possibile. Hai il potere, 37 anni, di fare la differenza con una continuità impressionante. E di sicuro, ormai, a tutto il diritto di essere considerato il portiere più forte dell’ultimo mezzo secolo. Più decisive più completo persino di un mito come Dino Zoff. E la sfida potrebbe allargarsi scivolare anche indietro nel tempo, a due colossi come Ricardo Zamora e Lev Jascin. Campioni fenomenalI che però abbiamo conosciuto soltanto attraverso qualche fotogramma in bianco e nero, grazie immagini di archivio. Giganti tra i pali, ma anche per la loro struttura fisica: lo spagnolo, che giocò 46 partite nazionali restando in battuto per 21 volte, era alto 1 m 96, mentre l’ex simbolo dell’URSS era più basso di 7 cm. Zamora e Jascin hanno lasciato un’impronta eterna, ma è anche vero che quel calcio è ancora a dimensione d’uomo, e a misura d’uomo, perché gli attaccanti non erano i colossi di oggi. Senza contare poi lo evoluzione del calcio e regole che hanno aumentato le difficoltà di questo ruolo: oggi il portiere usa i piedi con maggiore frequenza, deve gestire situazioni rischiose, è fondamentale anche nei disimpegni in tante occasioni fa ripartire l’azione come facevano i liberi di tanto tempo fa. Un fallo non è solo un rigore. È anche una conseguente espulsione. Buffon è il portiere perfetto. Non hai indovinato qualche stagione. È diverso: lui non ha mai tradito. E dal 1995, quando esordì in A con il Parma, in occasione della sfida con il Milan, il bilancio di ogni sua stagione ha fatto registrare un segno positivo. Somma di valori tecnici e longevità: ecco perché Buffon può essere posizionato, in questa classifica virtuale, addirittura davanti a Zoff, che pure resta un mito. E una spiegazione c’è, senza nulla togliere al grandissimo Dino, che ha fatto scuola rimane un modello speciale per i giocatori appassionati di calcio. Buffon, però ha scandito questi 20 anni in modo maestoso, raggiungendo la stabilità di rendimento superiore continuando ad arrivare con l’esplosività dove Zoff, negli ultimi anni arrivava con l’esperienza. Affermato tanti campioni da Ronaldo a Batistuta, da Shevchenko a Totti, tanto per citare qualche nome. La sua arte è stupire. Difficile dimenticare la doppia parata di martedì sera a Manchester contro il City. Oppure il miracoloso su Zidane nella finale del mondiale del 2006. È legittimo pensare che oggi, e non calcio con le stesse in side, Buffon potrebbe essere preferito anche a Zamora e a Jascin, L’unico portiere di aver ricevuto il pallone d’oro (nel 1963). Già, il pallone d’oro: un premio che Buffon avrebbe meritato nel 2006 anche più di Cannavaro (capitano di quella fantastica nazionale di Lippi), dopo il trionfo di Berlino. E quell’estate, in fondo, è ancora oggi una perfetta chiave di lettura per capire apprezzare ogni sfumatura di Buffon. Non solo il portiere dei miracoli, ma anche l’uomo che si fa guidare dai sentimenti. Lui, a differenza di altri campioni di quella Juve, lui pallone d’oro virtuale, accetto di scendere in serie B per rispettare l’amore per una maglia. Senza rimpianti per i soldi, per un ingaggio più ricco che tutti, in Italia e nel mondo, sarebbero stati disposti a offrirgli. La lezione di Buffon non è solo legata alle sue parate: e arrivata, in questi vent’anni, anche fuori dal campo.