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Filippi e il portiere moderno

Aggiornamento: per il video completo vai a questa pagina!!

La redazione pubblica l’articolo redatto da Sprint&Sport (Lombardia).

Lunedì 9 maggio è andato in scena al Cimiano lo stage di aggiornamento tecnico per allenatori “il portiere nel 2016: metodologie e strumenti di allenamento”, presentato dalla Calzetti&Mariucci Editori, patrocinato dall’Università degli Studi dell’Insubri e coordinato da uno dei grandissimi del settore, l’allenatore dei portieri della prima squadra della Juventus, Claudio Filippi, coadiuvato da Daniele Borri, allenatore dei portieri del settore giovanile bianconero.

A presentare il corso è proprio l’editore Roberto Calzetti: “il nostro lavoro parte da lontano, nella nostra esperienza ormai pluridecennale abbiamo già avuto modo di collaborare con Claudio Filippi, ormai ci conosciamo da una vita. Da questa collaborazione erano nati in passato progetti come “L’attacco alla palla. Tecnica e tattica per il portiere moderno” e “l’evoluzione tecnico-tattica del portiere da U.S.A. 1994 a Brasile 2014”. È un grande professionista e oggi porta qui a Milano la sua esperienza insieme alla famiglia Borri, altri ragazzi straordinari con cui sono felicissimo di lavorare (Fabrizio preparatore atletico, Marco osservatore calcistico, entrambi abilitati FIGC – 3borri.it). Il nostro è un impegno che nasce da una sincera passione per lo sport, la nostra casa editrice collabora con cinque federazioni e cerca di far emergere un tipo di letteratura che in Italia non c’era”. Corso interessantissimo quello tenuto da Filippi, che ha portato a conoscenza dei tanti partecipanti, tra i quali anche due portieri che hanno giocati in squadre the serie A come Nicola Pavarini e Pietro Pipolo, il metodo Juve. Partendo da come la società torinese sceglie lo staff e che lavoro questo compie per poi arrivare a spiegare come vengono allenati fisicamente e tecnicamente Buffon&co. Al termine della parte teorica è stato poi tempo di assistere a quella pratica con strumenti all’avanguardia, come il “Filippi Shield” e gli “Air-Body”. Qui sono stati protagonisti portieri Alberto Palerari della Giana e Alessandro Belotti del Renate.

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La presa alla figura

di Claudio Filippi e Daniele Borri

La presa sin dagli anni sessanta era considerata uno degli aspetti tecnici utilizzati per definire la bontà o meno di un portiere. In quel contesto storico, in cui la maggior parte degli italiani economicamente era in difficoltà, il guanto da portiere veniva visto come un lusso che pochi potevano permettersi. E, se la domenica il numero uno entrava in campo senza, nessuno lo accusava di certo. Pertanto, molti portieri continuarono a giocare senza guanti, anche quando questo indumento incominciava a diffondersi. Il guanto infatti, in quel periodo, non era niente più che un oggetto rudimentale coi portieri che si affannavano per individuare il materiale più adatto per migliorare, anche solo di poco, la presa. Sotto il profilo strettamente calcistico, un momento determinante per la storia di questo “mezzo” e quindi “della presa per il portiere”, è stato il passaggio dal pallone in cuoio a quello in materiale plastico gli inizi degli anni 70. Continua a leggere La presa alla figura

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La rialzata

di Claudio Filippi e Daniele Borri

Come ormai è ben noto la prestazione il portiere è caratterizzata da interventi intensi di breve durata, intervallati da recuperi ampi con rari momenti di recupero incompleto. Le azioni di gioco del numero uno, infatti, durano al massimo tre secondi e le azioni in successione possono essere due e in rari casi tre (Filippi, 2006). Capita, infatti, di osservare portieri che dopo un primo intervento in deviazione si rialzano rapidamente compiendo grandi parate sul tiro successivo. Nella maggior parte dei casi, il secondo è determinato dalla velocità e dalla corretta esecuzione della rialzata che, per dinamiche tempi, consente al portiere di:

  • Trovarsi in appoggio in equilibrio per il tiro successivo;
  • Opporsi a una conclusione già indirizzata verso la porta (parata in recupero);
  • Recuperare con un’uscita bassa o a contrasto un pallone che rimane in una zona potenzialmente pericolosa.

La rialzata fa parte, pertanto, dei fondamentali tecnici e come tale va insegnata, dapprima singolarmente e successivamente all’interno di un contesto più ampio e dinamico, con esercitazione di doppie parate e/o doppi interventi. Nel calcio mondiale si sono due tipologie di rialzata: la prima, che ha sempre caratterizzato i portieri brasiliani, ovvero la rialzata con giro, la seconda (che tratteremo in quest’articolo), tipica degli estremi difensori italiani. A nostro modo di vedere quella che bisognerebbe insegnare sin da piccola la terza dall’italiana, che nonostante la sua complessità rispetta quella con giro hai il vantaggio di consentire al numero uno di mantenere per tutta la sua esecuzione il corpo rivolta al campo con le spalle in avanti. Un atteggiamento più propenso alla ricerca della palla e meno difensivista rispetto alla rialzata peculiare dei sudamericani. Dimostriamo di seguito, con l’aiuto di alcune immagini, la nostra proposta didattica per una corretta rialzata. Continua a leggere La rialzata