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Intervista a Fabio Cudicini

 

La redazione pubblica l’intervista della Gazzetta dello Sport a Fabio Cudicini nell’edizione del 20-10-2015 a cura di Alberto Cerruti.

Con i suoi 191 cm di altezza, Cudicini è stato uno dei più alti portieri della sua epoca. A dispetto di tale struttura fisica anche le sue prestazioni nelle “uscite” erano di notevole efficacia. Cudicini esordì fra i professionisti con l’Udinese nel campionato di Serie B 1955-1956 conquistando la promozione in Serie A dove giocò nella sua prima stagione 13 partite, continuando ad alternarsi anche l’anno successivo con Primo Sentimenti. Dopo il quarto e il nono posto con i bianconeri, Cudicini fu chiamato nel 1958 alla Roma, dove fu secondo portiere per due stagioni. Divenne titolare dal 1960 e conservò per 6 stagioni la maglia numero 1 dei giallorossi, collezionando 3 quinti posti consecutivi e la vittoria 1961 nella Coppa delle Fiere. Con la Roma disputò 166 partite di campionato.

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Con la Nazionale non giocò mai, ma nel suo periodo romano venne convocato in Nazionale B l’8 maggio del 1963. Fece parte dei 40 azzurrabili per i mondiali del 1970. Nonostante ciò, è considerato uno dei dieci più forti portieri italiani della seconda metà del Novecento e il più bravo del Milan, nello stesso periodo di tempo. Si tratta di classificazioni estemporanee, stilate da giornalisti, calciatori e tifosi, che non tengono in particolare conto tutti i parametri possibili. Parametri, comunque non sempre indicativi, in quanto la differenza tecnico-tattica da epoca ad epoca è rilevante.

Cudicini, è vero che rifiutò il trasferimento all’Inter?
“Lo rifiutò il mio papà. Non voleva che lasciassi Trieste, dove frequentavo la terza liceo scientifico. Mi aveva richiesto Foni, ma quelle parate all’arena su Nyers e Lorenzi non servirono a nulla”.

E così debutto in serie A con l’Udinese.
“Ma che fatica! Bigogno negli allenamenti mi legava con le corde ai pali, per insegnarmi a trovare la giusta posizione, fino alle otto di sera”.

Poi il salto a Roma…
“Ho trovato Ghiggia e Lojacono, i Cassano dell’epoca, Matti ma bravissimi. Ma soprattutto a Roma
conosciuto il ragionier Giampaoli, che mi ha convinto ad avviare un’attività diventata il mio lavoro, dopo il calcio”.

A Roma ha incominciato vincere.
“Una coppa Italia e prima ancora nel 1961, la Coppa delle Fiere, poi Coppa Uefa Europa League, con il mio amico Losi che sollevava la coppa. Da Roma non me ne sarei mai andato, ma un infortunio all’anca fece credere a qualcuno che ero mezzo rotto, così mi ritrovai al Brescia. Poi è arrivato il Milan, grazie a Rocco e a Zoff”.

Che cosa c’entra Zoff?
“Doveva andare al Milan ma lo prese il Napoli e il Milan ripiegò su di me. A 31 anni molti pensavano che fossi finito. Persino Rocco mi rimproverò: “I me ga dito che a Roma no te gaveva vota de lavorar”. Mi massacrava in allenamento e un giorno piansi. Prima della partita contro il Lewski mi disse: “Fazo zigar ti solo perché te xe alto e xe quel mona de Asparukov”. E da quella volta non sono più uscito”.

Rocco però, la adorava…
“Mi chiamava El Longo, ma anche Rosenthal perché diceva che ero fragile come una ceramica pregiata. Il primo anno abbiamo vinto scudetto e Coppa delle Coppe, l’anno dopo la Coppa dei Campioni, con le sfide al Celtic e al Manchester e infine l’intercontinentale con l’Estudiantes”.

E così è diventato il ragno nero.
Giocavo con la calzamaglia nera per ripararmi dal freddo e siccome fece grandi parate gli inglesi mi definirono black spider, Ragno nero appunto, come il mitico Jascin, un onore. A Manchester in campo volava di tutto, Via di ferro e pezzi di ghisa. Rosato aveva perso due denti su gomitata di Stiles e sanguinava, io fui colpito alla testa. Il dottor Monti si precipitò da me, ma io volevo giocare e rimasi in campo, senza fare scene”.

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È vero che conosceva già Berlusconi?
“Lui abitava in via San Gimignano, un piano sopra Lodetti. Si salutavano quando si incontravano e siccome Berlusconi era un grande milanista una volta invitò a cena Lodetti e me, con le rispettive mogli, nella trattoria Armando in via Marghera. Poi finimmo la serata al cinema, a vedere un film di guerra. Berlusconi era brillante e mi fece subito un’ottima impressione. Non avrei mai immaginato di lavorare con lui, perché un paio d’anni dopo, quando seppe che avevo un’azienda nel settore dell’edilizia, mi chiese se me la sentivo di occuparmi delle pavimentazioni di Milano 2 e di tutte le sue sedi. Un impegno da far tremare i polsi, per un neofita come ero allora. Mi galvanizzò soprattutto la stima e la fiducia. Il grande motivatore c’era già. Così rivestito con le mie moquette anche Milanello e gli sarò sempre riconoscente”.

Quindi è più milanista che mai?
“Dal 1967. Fino a due anni fa, quando avevo la tessera, andavo sempre a San Siro. Adesso tifo da casa”.

Le piace Balotelli?
“si dice che e difficile da gestire ma è un campione. Vado controcorrente, lo discuto a livello tecnico. Non è un campione perché non ha fatto molti progressi da quando era nelle giovanili dell’Inter, mi sembra sopravvalutato, non l’avrei ripreso”.

Chi vincerà lo scudetto?
“Se torna Strootman, la Roma. E visto che il Milan è fuori, tifo per la Roma, la mia seconda squadra. Mi ha fatto un’ottima impressione Pallotta, che dopo mezzo secolo ha voluto festeggiare la Coppa delle Fiere, premiando sul campo tutti gli ex che l’avevano vinta. Un gesto che vale doppio per uno che arriva dall’America e poteva ignorare la storia della società, come succede in Italia”.

C’è un portiere in cui si rivede?
“Un pò Sportello, forse per il suo fisico. A parte lui, mi piace molto Viviano. Marchetti e Perin invece, sono troppo plateali. Io preferisco quelli che rendono facile le cose difficili”.

Fabio Cudicini il ragno nero

E il miglior portiere del mondo chi è oggi?
“Courtois, perché sa anche ragionare, come faceva il mio amico Sarti”.

E Diego Lopez le piace?
“Malgrado le critiche, lo considero il miglior acquisto del Milan. Quando l’hanno preso, ho chiamato Vecchi che mi ha detto di stare tranquillo”.

Sul Milan, invece, c’è poco da stare tranquilli. Che cosa direbbe Rocco?
“Ciò, xe un po’ de confusione”.

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