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Berni, pazienza e libri. Il portiere ha rinnovato ma non gioca da sei anni

Fonte Corriere della sera

Zero minuti in sei anni sono un record. Non negativo, piuttosto di professionalità, abnegazione, pazienza. Tommaso Berni è il giocatore che non gioca mai. L’Inter però a lui non rinuncia, anzi qualche giorno fa gli ha rinnovato fino al 2020 il contratto per la sesta stagione nerazzurra. A 36 anni il terzo portiere interista e uno stakanovista, sempre presente agli allenamenti, 80 volte finito in panchina, ma mai, neanche per un minuto in nessuna competizione, schierato in campo da quando veste la maglia nerazzurra. Giocatore in settimana, tifoso la domenica. Berni è un recordman. Prima dell’Inter giocava (anzi non giocava) al Torino, e da sei anni ormai non entra in campo: in serie A nessuno è come lui. L’ultima presenza e datata 28 ottobre 2012: Sampdoria-Cagliari 0-1. La sua carriera si è congelata lì, con il gol subito al 2′ della ripresa su un colpo di testa di Daniele Dessena.

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Sirigu meglio di Alisson. È del Toro la difesa d’Europa

I granata hanno la striscia di imbattibilità in corso più lunga nei cinque campionati più quotati

di Guglielmo Buccheri – La Stampa 5-3-2019

Diventare la fortezza d’Europa è motivo di orgoglio e, di conseguenza, una medaglia che dà ancor più prestigio al cammino del Toro. Salvatore Sirigu, portiere granata, non prende gol da 557’, la serie «aperta» più lunga in giro per i campionati europei con il bollino di qualità scritto all’ingresso.
Sirigu precede il collega Ederson del Manchester City (439’ da imbattuto), Alisson del Liverpool (422’), Caillard del Guingamp (325’) e Oblak prossimo avversario della Juve nel ritorno degli ottavi di Champions (286’). Tutti, a parte il giovane francese Caillard, numeri uno del ruolo in fatto di credibilità, cartellino ed ingaggio. Alcuni da record come Alisson pagato 72 milioni di euro o Ederson costato 40 milioni.

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Morto Gordon Banks: fermò Pelé con la parata del secolo

Lo storico portiere inglese, campione del mondo con la sua Nazionale nel 1966, è scomparso all’età di 81 anni. Nei Mondiali del 1970 si rese protagonista di una straordinaria parata su Pelé, per molti la più bella della storia del calcio.

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Elisabetta Milone star col Gallarate

Alla Novese c’è un portiere “tuttofare” para tutto la domenica, segna in settimana.

Nella Novese femminile che domenica, all’ultimo giro di lancette, ha espugnato Gallarate, la firma più visibile è stata quella del portiere Elisabetta Milone, per una volta più importante di chi ha segnato.

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Il calcio mi ha fatto dare i numeri

di Luigi Bolognini (il Venerdì di Repubblica 04-01-2019)

Lavorava alla Coca Cola, poi Marco D’avanzo ha mollato tutto per amore delle statistiche, mettendo in ordine gol, dati e tabelloni di 90 mila partite. Una pazzia? No, un lavoro. Da n.1.

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Quei tre della Spal grandi nel Napoli

Quando da Ferrara giunsero in maglia azzurra Bugatti il “gatto volante”, Corelli mediano di lunga gittata e Di Giacomo “il bersagliere”. Estate 1953: il portiere fu l’unico acquisto di Lauro, costò 55 milioni.

di Mimmo Carratelli (Corriere dello sport 21-12-2018)

Lauro tirò fuori un pacchetto delle sigarette svizzere, ne buttò il contenuto, rovesciò la scatola e sulla parte interna scrisse con una matita: “Pagate per me 55 milioni”. Firmò col suo nome. Poi disse: “Vai alla Banca commerciale e fatti pagare”. Paolo Mazza, ex elettricista e presidente della Spal, osservò: “Ma, Comandante, questo non è un assegno”. “Tu non ti preoccupare, vai in banca”, lo rassicurò Lauro. L’uomo andò in banca col rovescio del pacchetto di sigarette, lo mostrò a un cassiere e quello gli consegnò 55 milioni di lire. Era il prezzo fissato per il trasferimento di Ottavio Bugatti, portiere, dalla Spal al Napoli, estate del 1953.

Un altro tempo, un altro mondo. Alla radio la prosperosa vicentina Mammola Sandon, in arte Flo Sandon’s, cantava “El negro zumbòn”. Morì Stalin, morì Tazio Nuvolari. A 25 anni, Elisabetta divenne regina d’Inghilterra. A Cuba Castro portava avanti la sua rivoluzione. In Italia, non stavamo tanto male dopo esserci ristabiliti con gli aiuti del Piano Marshall. Andavamo verso il boom, più auto, più frigoriferi, più panettoni. Non c’era ancora l’Autostrada del Sole, a Roma venne inaugurato lo Stadio Olimpico.
Questo fu il 1953. Dopo tredici anni l’Inter (allenata da Alfredo Foni con Lorenzi, Ghezzi, Skoglund, Nyers) vinse lo scudetto, ci prese gusto e lo rivinse anche l’anno dopo sempre precedendo la Juve. Il Napoli, quando arrivò Bugatti, aveva concluso il campionato al quarto posto. Fu l’unico acquisto di Lauro, ma c’era una buona squadra con Jeppson e Amadei, Comaschi e Vinyei, allenata da Monzeglio. Il Comandante spadroneggiava sulla città, sindaco da un anno con 117 mila voti di preferenza. Nel rinnovato Rione Carità svettò un grattacielo e stavano per pioverci addosso 120 miliardi di lire della Legge speciale per Napoli. Continua a leggere Quei tre della Spal grandi nel Napoli