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Il volo di Brignoli: “Racconterò ai figli il mio gol a Gigio…”

di Luca Bianchin

Il portiere del Benevento: “Ho chiuso gli occhi ed ero storto… Ho fatto piangere il presidente”.

Brignoli è il quinto portiere a segnare in Serie A. Il primo fu Sentimenti IV, in rete quattro volte (1 col Modena, 3 con la Lazio), poi Antonio Rigamonti, portiere rigorista col Como. Infine Rampulla e Taibi, un gol di testa per entrambi.

Alberto Brignoli odia col­ pire di testa. Dice che il pallone è duro e gli fa male. Alle 14.25 di ieri però si è guardato intorno, ha tagliato i fili che lo legavano al pontile della sua porta e ha attraversato il campo. Cento metri più in là, ha trovato l’America. Si è appo­stato al limite dell’area, marca­to poco o nulla, e ha tagliato per cercare la punizione di Cataldi: «Il mister forse non voleva che salissi, lui ha la testa dura ma io di più. Ho detto, “vado, vado e basta”. Lì ho fatto un salto da portiere, non da attaccante. Mi hanno detto che sembravo Aldo nella scena di “Tre uomini e una gamba” e hanno ragione. Ero un po’ storto, ho chiuso gli occhi». Quando li ha riaperti, a Bene­vento era Natale e Capodanno insieme: Alberto l’aveva messa all’angolo di testa. Un gran do­lore. Un portiere non segnava in Serie A dal primo aprile 2001: scherzo di Taibi all’Udinese. Pri­ma di lui c’erano riusciti solo Rampulla con la Cremonese e la coppia Rigamonti­ Sentimenti, tra il 1942 e il 1976. Paleozoico calcistico. Allora si capisce: qui a Benevento si è fatta la storia. Sommessamente, ma si è fatta la storia. Chi conosce Alberto dice che è estroverso ma umilis­simo… e le frasi confermano: «Mi dispiace per Donnarumma, sono portiere anch’io. Un gior­no racconterò ai miei bambini che gli ho fatto gol. Tra 10 anni si parlerà di Gigio come di Buf­fon, che è un mio collega per modo di dire. Forse “collega” è esagerato. Io con lui al massimo mi sono allenato quest’estate, perché il mio cartellino è della Juve. Era luglio e mi chiedeva: “Domenica vieni a lavorare sul­la forza con me?”. A Vinovo c’eravamo solo io, lui e i prepa­ratori. Pensate, un campione come Gigi che si allena a luglio di domenica».

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LA VITA. L’umiltà dev’essere di famiglia. Alle 14.25 due Brigno­li, due portieri, saltavano in aria. Il secondo è papà Pieran­gelo, classe 1957, da ragazzo in C1: «A casa ero solo – ha detto a metà pomeriggio – mia mo­glie non è ancora tornata e non ci siamo sentiti. Mi hanno chia­mato degli amici ma io non ho telefonato a nessuno, noi siamo gente così: non chiamiamo per vantarci». Tutto molto berga­masco – come Brignòli, cognome tipico, accento sulla O – e molto sobrio. La famiglia vive a San Paolo d’Argon, Alberto è nato a Trescore Balneario nel 1991 e ha cominciato col cicli­smo: «Gli piaceva, vinceva – di­ce papà – era pazzo di Panta­ni». A nove anni il calcio. Sarni­co, Grumellese, Montichiari, poi il Lumezzane del presidente Renzo Cavagna: «Alberto? L’ho preso per 10 mila euro dal falli­mento del Montichiari. Io sono milanista ma al gol ho festeggia­to». Vent’anni, Brignoli va lon­tano. Nel 2012 è alla Ternana: «Per vedere i suoi allenamenti mi appostavo su un albero che guardava dentro lo stadio del Lumezzane – dice Davide Qui­roni, suo preparatore a Terni —. Non mi hanno visto e Alberto è diventato un amico, un uomo di sana follia. Ve l’ha detto che fa il deejay?». No, ma non importa. Contano più le altre tappe: Samp e Leganes con tanta pan­china, Perugia in B con tensione da ex ternano. Poi, finalmente, la A col Benevento, prima riserva di Belec, poi titolare. Vigorito ieri si è commosso: «L’ho visto piangere in spoglia­toio, forse si offenderà perché è riservato ma non importa – dice Brignoli – . È la prima volta che ho trovato un presidente che ci parla da persona più anziana e non da capo». Vigorito deve averlo abbracciato e non è l’uni­co. Alberto alle 16 aveva già una ventina di chiamate e quattro pagine di messaggi Whatsapp: Nicola Leali, Lorenzo De Silve­stri, Aimo Diana e altri amici. Niente però gli ha fatto piacere come quello che ha visto tor­nando a casa con il suo agente Dattola: «Nel palazzo dove vivo ho trovato uno striscione e una bottiglia di spumante. I proprie­tari di casa, due signori anziani, sono usciti sul pianerottolo per farmi i complimenti. Mi hanno fatto emozionare, è stato come se fossero i miei nonni». La scrit­ta è da writer con la bombolet­ta: «GRANDE ALBERTO!! GRA­ZIE!!!!», in rosso su bianco. Se l’hanno fatta i nonni, applausi.

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