Ci sono notizie che parlano di sport. E poi ce ne sono altre che, attraverso lo sport, raccontano un’idea diversa di città, di infanzia e di comunità. Quello che sta accadendo a New York con il progetto “Soccer Streets” appartiene probabilmente alla seconda categoria.
L’amministrazione guidata dal sindaco Zohran Mamdani ha annunciato infatti un’iniziativa che porterà il calcio in 50 strade scolastiche dei cinque distretti cittadini, trasformando aree normalmente occupate dal traffico in spazi dedicati al gioco, all’incontro e alla partecipazione collettiva. In vista del Mondiale FIFA 2026, le strade davanti alle scuole verranno chiuse alle auto e aperte ai bambini: piccoli campi improvvisati, partite libere, esercizi, laboratori creativi, famiglie coinvolte e quartieri che per qualche ora cambieranno volto. È una scelta che colpisce soprattutto per il messaggio culturale che porta con sé.
Le parole del sindaco
Dopo aver partecipate alle attività organizzate davanti la scuola il sindaco ha parlato davanti le telecamere: “Sapete, credo che spesso le persone pensino ai Mondiali soltanto nel contesto delle partite che ospiteremo qui tra New York e il New Jersey. Ma la verità è che c’è un’energia, una magia che attraversa la città quando arriva un torneo del genere. E noi vogliamo che i bambini di tutta la città possano vivere quella magia direttamente nelle loro scuole. Queste 50 scuole pubbliche in cui porteremo Soccer Streets sono tra quelle che hanno meno possibilità di accedere a un parco o a uno spazio all’aperto. E adesso la strada davanti alla scuola diventerà un luogo che potranno davvero vivere. Potranno imparare il gioco, conoscere i murales, capire cosa significhi sentirsi parte di qualcosa di più grande di loro. Quello che avete visto, mentre io cercavo di riprendere fiato, erano bambini che giocavano insieme. Ed è questo che vogliamo che sia questo momento: non soltanto un periodo in cui le persone accendono la televisione per guardare le partite, ma un’occasione in cui i ragazzi possano immaginare sé stessi, un giorno, su quel campo tra qualche decennio. Questa è una delle tante scuole in cui vogliamo trasformare la strada intorno all’istituto. Abbiamo già il programma Open Streets* del Dipartimento dei Trasporti, e questa iniziativa nasce proprio dal successo di quel progetto“.
*“Open Streets” è un’iniziativa di New York che chiude temporaneamente alcune strade al traffico automobilistico per trasformarle in aree pedonali sicure, spazi verdi e luoghi di aggregazione.
Sempre meno spazi per lo sport
Negli ultimi anni, un po’ ovunque, il calcio ha progressivamente perso il suo contatto con la strada. Non solo in senso romantico, ma anche pratico. Sempre meno spazi liberi, sempre più aree regolamentate, sempre più difficoltà per i bambini nel vivere lo sport in modo spontaneo. Eppure, per intere generazioni, il primo vero campo da calcio è stato proprio il quartiere. Un calcio che insegnava a condividere gli spazi, a organizzarsi, a rispettare regole nate sul momento. E soprattutto insegnava a stare insieme. Per questo iniziative come “Soccer Streets” meritano attenzione. Perché non danno l’impressione di voler semplicemente pubblicizzare un grande evento sportivo. Sembrano invece voler riportare il calcio tra le persone, dentro i quartieri e nella quotidianità dei bambini.
Anche perché il tema riguarda molto da vicino pure le nostre città. In tanti quartieri italiani gli spazi per il gioco spontaneo si sono ridotti nel tempo. A volte per motivi di sicurezza, altre per questioni urbanistiche, altre ancora semplicemente perché il modo di vivere gli spazi pubblici è cambiato. Il risultato, però, è che per molti bambini oggi il rapporto con lo sport passa quasi esclusivamente attraverso attività organizzate e strutturate. Naturalmente non c’è nulla di sbagliato nelle scuole calcio, nei centri sportivi o nelle attività programmate. Restano realtà importanti e fondamentali. Ma forse, accanto a tutto questo, vale la pena continuare a difendere anche l’idea di uno sport più libero, accessibile e quotidiano.
Nel comunicato ufficiale dell’iniziativa, anche il commissario ai trasporti di New York Mike Flynn ha ricordato come, per molte scuole, la strada davanti all’edificio rappresenti di fatto l’unico vero spazio aperto disponibile per i ragazzi.