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Le parate in tuffo

di Claudio Filippi e Daniele Borri

La didattica di questa tipologia di interventi, l’importanza dello spostamento e le esercitazioni per migliorare.

In questo articolo, analizzeremo la parata in tuffo, indipendentemente dal fatto che possa essere eseguita in presa in deviazione. L’attenzione sarà, infatti, posta sulle modalità di spostamento da eseguire per effettuare l’intervento. Nel 2006 è stato pubblicato il libro-DVD “L’attacco alla palla” (Filippi, 2006), un ausilio didattico che condizionò il pensiero di molti allenatori di portieri. Parecchi, infatti, consideravano come unica strategia di intervento l’attacco della palla. In realtà, l’idea originaria non era certo quella di far nascere una “moda”, ma di studiare una tra le soluzioni “tecniche e tattiche” che il numero1 deve conoscere e utilizzare in partita. L’attacco della palla è sicuramente uno degli aspetti che ha caratterizzato le nuove generazioni di numeri uno, ma l’estremo difensore di oggi, come quello di ieri, deve essere capace di effettuare anche parate in distensione, con la corretta tipologia di spostamento per rendere la propria azione efficace e meno dispendiosa. Possiamo sostenere che il portiere deve sì saper attaccare la palla, ma anche svolgere degli interventi “non in avanti”, diciamo “laterali”, quando questo e l’unico modo per intercettare il pallone ed evitare una segnatura.

Il fattore tempo
Se consideriamo la porta larga 732 centimetri e prendiamo come esempio un portiere di 185 centimetri che presenta un’altezza totale (con distensione delle braccia) di 220, sulla carta con una buona azione di spinta, dovrebbe riuscire a parare quasi tutti i tiri con un’azione di passo-spinta; infatti se consideriamo una distanza tra i tuoi piedi di circa 60 cm e la sottraiamo ai 732 otterremo 672 cm. Dividendo i 672 cm per due, abbiamo spazio per singolo lato di tuffo che il portiere deve coprire, cioè 336 cm. Togliendo a questa misura l’altezza totale del numero, cioè 220 cm ci accorgiamo che il settore di porta da “controllare” è irrisorio, si tratta di solo 116 cm. E una buona azione di spinta dovrebbe bastare. In realtà, durante la partita o in una situazione di gioco riproposta in allenamento, non è proprio tutto così lineare e risolvibile con semplici divisioni e sottrazioni. Ciò che determina la tipologia di intervento non è solamente lo spazio che intercorre tra l’altezza totale del portiere e il palo, ma sono proprio le variabili che abbiamo citato precedentemente, che si rifanno tutte al concetto di tempo. Ci spieghiamo meglio: un effetto sul pallone modifica il tempo che la palla impiega ad arrivare in porta, un tiro dal limite se deviato può accelerare o diminuire la velocità della palla agendo quindi sul tempo per il portiere di intervenire, un compagno che si interpone tra la traiettoria di tiro e il portiere conferirà allo stesso meno tempo… In allenamento, quindi, è utile che vengano allenate tutte le tipologie di spostamento. Sarà compito poi del portiere riconoscere durante il gioco il corretto spostamento da attuare.

Gli spostamenti
Cosa determina un tipo di intervento rispetto a un altro? La risposta a questo quesito è legata alla “tipologia di spostamento” che deve attuare l’estremo difensore, correlata con l’intervento stesso. Il tutto varia in base a diversi fattori, tra cui:

  • la velocità della palla;
  • la distanza del tiro;
  • la zona di provenienza della conclusione;
  • la presenza di avversari e/o compagni che ostruiscono la visuale;
  • la tipologia del terreno ed eventuali variazioni di traiettoria del pallone a seguito di effetti, rimbalzi o deviazioni su attaccanti e/o compagni.

Indipendentemente dal fatto che la parata in tuffo venga eseguita in presa o in deviazione, in ambito tecnico può avvenire attraverso cinque movimenti principali:

  • partenza da fermo;
  • “sfilata”;
  • passo-spinta;
  • passetto-spinta;
  • corsa e spinta;

Partenza da fermo
Tale azione viene eseguita su tiri ravvicinati, prevalentemente su palle a mezza altezza o rimbalzanti, in ogni caso per intercettare quelle conclusioni che non consentono particolari spostamenti con i piedi anche se è comunque necessaria una spinta per arrivare sul pallone. Il portiere, quindi, dalla posizione di attesa, senza spostare in modo evidente piedi, proietta il peso del corpo sul lato omolaterale a quello di tufo spinge. Ovviamente la spinta, in caso di intervento a destra, è dovuta prevalentemente all’arto destro, mentre il sinistro consente lo sbilanciamento verso il lato di tuffo.

La sfilata
Molte volte, sia su tiri ravvicinati sia su quelli “violenti” da lontano, il portiere si trova parare dei palloni che transitano vicino ai propri piedi. In questo caso due sono le possibilità: respingere proprio di piede ho eseguire la “sfilata”. Quest’ultima al vantaggio di consentire al portiere di entrare in possesso della palla fermandola e in taluni casi di indirizzarla verso un punto desiderato attraverso una deviazione. La parata di piede rimane comunque un ottimo strumento per risolvere situazioni di tiro particolarmente ravvicinate in cui non si ha tempo di agire in altro modo. La “sfilata”, invece viene seguita “togliendo” la gamba omologa al lato di tuffo. Questo permette di “togliere” anche l’altro arto, mantenendo le spalle e la testa in avanti, di afferrare la sfera che transita vicino ai piedi. Per molti, la gamba che inizia il movimento, Deve passare per “avanti”, per altri passare verso “dietro”. Il movimento più corretto, secondo noi, È quello di far transitare la gamba lateralmente o indietro in quanto questo comportamento consente al numero uno di mantenere le spalle in avanti. Quindi, le gambe “sfilano”, mentre spalle, testa e braccia vanno alla ricerca della palla.

Passo-Spinta
Tipologia di intervento è consigliata per parate in cui è necessaria una certa “propulsione” si ha il tempo di spostare un piede verso la direzione di tuffo, eseguire il caricamento e la spinta. In questo caso, il tempo è sufficiente per un’apertura e una spinta, ma non abbastanza per uno spostamento laterale (passetto) o una corsa e spinta. Sui tiri rasoterra è molto difficile che si verifichi questo tipo di spostamento in quanto determina una caduta dall’alto. Se pur minimo, infatti, vi è sempre un piccolo spostamento di avvicinamento anche con l’altro piede (passetto) come indicato dalle foto 1,2,3,4,5 e 6.

Parate in tuffo 1

Passetto-Spinta
E’ una modalità d’azione per molti allenatori sconosciuta. In realtà, è il tipo di spostamento più usato dei portieri durante le partite per gli interventi in tuffo. Consente infatti di prendere il tempo sulla palla, modulando l’ampiezza del “passetto”, rallentando o accelerando l’azione di tuffo. Inoltre, permette di rendere più comode molte parate che potrebbero essere effettuate anche con un solo passo e spinta, ma che in tal caso determinerebbero il più delle volte un intervento in deviazione. Infatti, con un solo passo, la palla sarebbe troppo lontana dalle proprie spalle per utilizzare la presa. Il movimento consiste nell’avvicinamento del “piede opposto al lato di tuffo” a quello omologo, con il successivo spostamento di quest’ultimo che determina la spinta. È importante che tale comportamento avvenga coi piedi molto radenti al terreno (non con un balzo) e che sia quasi simultaneo e sempre molto rapido. Modulando l’ampiezza e la velocità del movimento, è possibile prendere tempo sulla sfera: ad esempio, si consente al portiere di avvicinarsi a una palla che sta per rimbalzare per poi una volta avvenuto il rimbalzo accelerare il movimento completando la spinta (foto 7,8,9,10,11,12 e 13).

Parate in tuffo 2a

Corsa e spinta
E’ lo spostamento più “lento” che i portieri hanno a disposizione. Viene utilizzato nelle parate del recupero, dove è necessaria appunto un’azione di corsa per “ritrovare” la porta opponendosi alla conclusione, oppure nei tiri a giro e spesso in quelle punizioni (ormai rare) in cui il portiere ha il tempo per eseguire una corsa e spinta. L’ azione inizia, se ipotizziamo un intervento verso destra, con il piede destro. Questo si solleva e indirizza la sua punta in direzione della corsa che vuole attuare. Il sinistro con un movimento “incrociato” passa davanti al destro stesso che poi arriva nuovamente davanti a sinistro per il caricamento la spinta (foto 14, 15,16, 17,18 e 19).

Parate in tuffo 2b

La didattica
Soprattutto con I giovani consigliamo una didattica che segue i classici principi, “dal semplice al complesso”. Per apprendere e consolidare la tecnica di parata, sia in presa sia in deviazione, è necessario partire dapprima da seduto, poi in ginocchio e infine in piedi. Questa parte è molto simile alla didattica proposta per le uscite basse con la differenza che non chiederemo al portiere di venire in avanti, ma di agire lateralmente. Una volta passati alla stazione eretta, in modo particolare per le parate con passo-spinta, passetto-spinta e corsa e spinta, consigliamo una progressione con:

  • parata con palla lanciata con le mani, richiedendo al portiere di iniziare il movimento sull’azione di lancio del braccio. In questo modo, il numero uno non deve pensare a valutare nessuna traiettoria, ma può concentrarsi esclusivamente sul movimento. Saremo noi allenatori che gli faremo “trovare” la palla nel punto desiderato;
  • parate con palle lanciate o calciate, prima da distanze minime e lentamente e poi con conclusioni più veloci da distanze superiori;
  • utilizzo di esercitazioni di vario tipo in cui i portieri devono scegliere la corretta tipologia di intervento in funzione di quanto accade.

Parate in tuffo_gli esercizi

Gli esercizi
Prima proposta: tra il portiere e l’allenatore è posizionata una sagoma l’allenatore calcio a destra o a sinistra della sagoma cercando di indirizzare la palla vicino ai piedi del portiere. Il portiere deve seguire una sfilata (in reazione) come da foto A.

Seconda proposta: il mister in ginocchio tiene vicino a sé dei palloni, improvvisamente ne lancia uno verso la porta; il portiere deve parare in presa o in deviazione la palla che parte. Quest’esercizio viene utilizzato per stimolare parate in reazione (foto B).

Terza proposta: si simula un’azione di calcio d’angolo. Il collaboratore calcio al volo una palla verso il mister, il portiere arretra e para il colpo di testa (eseguito tramite uno scudo) dell’allenatore (foto C)

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