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Magico Perin, è lui il dopo Buffon

di Gessi Adamoli

Da Pozzo e Martina, ex grandi portieri rossoblu, non hanno dubbi su chi dovrà essere ilnumero1 in nazionale. 

Nei giorni scorsi è stato Dino Zoff ad elogiare il portiere del Genoa: “Perin è così richiesto perché è l’espressione migliore di una scuola italiana che si è assottigliata, più che impoverita, a causa dell’esplosione di altre scuole straniere e in parte anche per come vengono allenati oggi i portieri, più sui piedi che sulla presa. A renderlo così forte però è la testa. In campo punta tutto su tecnica e reattività, le sue qualità più importanti, ma a fare la differenza è il carattere, è l’umiltà che porta con sé tra i pali. Perin è un portiere umile nel senso che non ha paura di sbagliare, è questo che lo rende speciale. E’ un campionato in cui vedo sempre più spesso difese che subiscono gol di testa a un metro dalla linea, perché i portieri preferiscono rimanere in porta piuttosto che sbagliare l’uscita e affrontare le critiche del caso, lui interpreta nel modo giusto e più bello il suo ruolo. Il portiere deve sentirsi il padrone, nella sua area, non può aver paura. E lui lo sa, e lo fa capire a compagni e avversari con i fatti. Il salto ad una grande squadra che lotta per coppe e scudetti prima si fa, meglio è, anche se nel suo ruolo è ancora più difficile: in un grande club si para molto meno che in una squadra come il Genoa, ma bisogna farsi trovare sempre pronti”.

Nell’edizione locale di Genova del quotidiano La Repubblica, due vecchie bandiere tornano a parlare di Perin: “È un portiere straordinario, credo che sia il migliore d’Italia perché la sua reattività Donnarumma non l’ha. È un istintivo proprio come lo ero io, in Perin davvero mi ci rivedo molto».

Mario Da Pozzo, 79 anni, per i genoani resterà per sempre “il portiere del record”: «Rimasi senza prendere gol per 791 minuti, più di otto partite. Mi fece gol su rigore Haller del Bologna che era “lo squadrone che tremare il mondo fa” e infatti vinse lo scudetto. Il rigore lo provocò Bassi, allungando istintivamente una mano dopo che Nielsen l’aveva saltato con un pallonetto. Si girò verso di me e mi disse. “Scusa, Mario…”. E di cosa? Il rigore era contro il Genoa, non contro Da Pozzo. Il record durò oltre 10 anni, mi superò Zoff nel 1974 che tenne la sua porta inviolata per 903 minuti. Ma lui giocava nella grande Juventus. Però anche il mio Genoa non era male». Per tanti anni ha lavorato con la federazione italiana di motonautica, faceva il pilota ta di motoscafo e ha partecipato a tre mondiali. «Per me è lui il dopo Buffon in Nazionale. È rapido, scattante, mentre Donnarumma mi sembra già pesante adesso che ha appena 18 anni. Non è facile sfiorare i due metri di altezza ed essere anche reattivi. Il portiere deve essere alto? La palla spesso è bassa e più sei alto e più tardi arrivi per terra. Io ero un metro e 80. Adesso sarei considerato un nano, ma ai miei tempi ero uno tra i più alti. Perin anche fisicamente è perfetto. E poi ha un carattere di ferro. Si è ripreso da tre infortuni, è un grande». Anche Silvano Martina, altro grande portiere genoano del passato, vede Perin pronto per la Nazionale. «È un portiere completo. Lo metto sulla stesso piano di Donnarumma, credo che non abbia niente da invidiargli. Qualche centimetro? Perin è un longilineo, la sua è l’altezza giusta. Forse a mancargli sono due centimetri di spalle, un portiere grande copre di più la porta. Nel caso il Genoa dovesse cederlo, Perin è pronto per giocare in qualunque squadra». È il procuratore di Buffon, ma anche di Mirante, Padelli e Petkovic, ventiduenne serbo del Pisa. Ma in prospettiva consiglia di seguire Georges Rosolino Guarneri, leva 2002, dello Standard Liegi e titolare nella nazionale italiana Under 16. Al Genoa a suo tempo aveva caldeggiato l’acquisto di Zima: «In un campionato europeo under 17 gli avevo visto fare cose straordinarie, Preziosi mi diede fiducia e investì un milione di euro. Probabilmente su di lui c’erano altre aspettative, ma ai ragazzi bisogna dare fiducia. Ma a Zima non è stata data l’opportunità di mettersi alla prova nemmeno in Coppa Italia». Martina non dimentica la parata che al Genoa gli ha cambiato la carriera. «Avevamo vinto il campionato di serie B, ma io non avevo convinto. La svolta è venuta in una partita di Coppa Italia con la Fiorentina: tiro di Vierchowood dal limite che picchia nella schiena di Onofri e cambia completamente direzione e finisce a sinistra proprio all’incrocio dei pali, io volo e ci arrivo con la punta delle dita. La gradinata Nord è esplosa come se avessimo fatto gol, da quel momento sono diventato l’idolo dei tifosi». Un miracolo che per intuito, istinto e reattività ricorda quello recente di Perin col Sassuolo.

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