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“Posso morire in pace” – Buffon sull’epico mondiale del 2006 vinto dall’Italia

In una lunga intervista rilasciata al canale Youtube Copa90, Gianluigi Buffon ha ripercorso gli avvenimenti più importanti vissuti nella sua carriera: “Io tramite di due epoche? Penso spesso a questa cosa, è un qualcosa di inusuale trovare un giocatore che riesca a congiungere 40 anni di tempo calcistico. Ho iniziato a giocare con quelli degli anni 60 e finirò con quelli del 2000. E’ un qualcosa di cui vado orgoglioso, il calcio è cambiato tanto, è diventato più difficile e nonostante questo mi sono ritagliato un ruolo da protagonista”.

Chi sceglieresti in una squadra di 5 giocatori?
“Io sono molto amico dei difensori e odio gli attaccanti. Diciamo che i più forti contro cui ho giocato sono Ronaldo il brasiliano, Messi, Cristiano Ronaldo e Zidane. Dopo questi 4 vorrei parlare dei miei compagni, quindi tutti i difensori con cui ho giocato, da Thuram a Cannavaro e Ferrara fino a Chiellini, Barzagli, Bonucci e Rugani. Per ottenere grandi risultati in difesa serve anche grande empatia umana e io ci sono sempre riuscito. Questi sono i giocatori che hanno scritto le pagine più importanti del calcio nazionale e internazionale. Fra gli italiani, a livello di talento, metterei Pirlo, Totti, Del Piero e Roberto Baggio. A quel punto, per fare una top five, metto Maldini”.

La mia maglia preferita? 
“E’ sempre quella della sera precedente. L’ultima è quella azzurra, molto bella. Non sapevo che riscontro ci sarebbe stato, dopo 20 anni di Nazionale è un piccolo premio indossare una maglia azzurra. Io ho dato sempre il massimo per le mie squadre e ho sempre trovato nell’appartenenza un valore fondamentale per battersi in campo. Nella mia vita ho avuto solo 3 squadre. Aver avuto la fortuna di indossare la maglia azzurra, che è la mia seconda pelle, è stato un grande regalo”.

Sui giovani della Juve? 
“Sono tutti ragazzi con doti tecniche superiori alla media, hanno grande professionalità e umiltà. Questo li aiuterà tanto nel loro percorso. Ho trovato tutti ragazzi che hanno voglia di imparare, la professionalità ed il calcio vanno sempre al primo posto”.

Un portiere che ti interessa seguire? 
“In questo momento chi interessa di più è Donnarumma, a livello europeo è il più giovane ed è normale che ci sia curiosità nei suoi confronti. E’ un ragazzo con doti straordinarie, ma in generale apprezzo tutti i portieri bravi. Mi piace vedere un portiere che fa un gesto bello. Se Neuer, Courtois, De Gea fanno qualcosa di bello mi piace e mi nasce un sentimento di ammirazione. Con loro metto anche Oblak, Lloris, Handanovic, Alisson, Szczesny, Hart… mi trovo spesso ad osservarli perché mi piace capire il loro modo di parare”. 

Con quale difensore ti sei trovato meglio?
“Ho giocato con grandi difensori e ho creato grandi rapporti. Sceglierne uno mi dispiacerebbe, ho avuto con tutti grandi rapporti. Ho giocato con Cannavaro, Thuram, Nesta, Materazzi, Barzagli, Chiellini, Bonucci, Ferrara, Montero… è dura sceglierne uno”. 

Il vino di Pirlo?
“E’ fantastico come tutte le cose che fa Pirlo”. 

Cosa è cambiato negli anni? 
“Per i portieri è cambiato il gioco coi piedi. Quando ho iniziato io c’era da poco la regola di non poter prendere la palla su retropassaggio. Prima i portieri rinviavano, adesso negli ultimi 6-7 anni il portiere deve anche impostare il gioco, fare lanci precisi e magari scartare un avversario. Per questo il lavoro è più complicato, il portiere deve assumersi molte più responsabilità”. 

Come si prepara una finale di Champions e una finale di un Mondiale? 
Prima delle finali di Champions ho dormito, prima della finale del Mondiale non ho dormito neanche un minuto”. 

Sul Parma? 
“Per me è stato un grande dispiacere, porto nel cuore la città e la società. Per me è stata un’isola difficile, portare quel livello di calcio in una città come Parma è stato qualcosa di grandioso. I fatti negativi degli ultimi anni mi hanno lasciato delle ferite all’anima”. 

Il Mondiale del 2006? 
“Ho realizzato il sogno più grande che può avere un bambino, ma anche un calciatore. Da piccolo quando sfogliavo gli album sognavo di giocare in Serie A, di giocare in Nazionale, ma forse sognare la vittoria di un Mondiale era pure troppo. Vincere il Mondiale vale il biglietto di una vita. Riuscire a mettere questa tacca sulla vita è unico, così si può morire in pace”. 

Il sesto Mondiale?
“Ancora ce lo dobbiamo guadagnare, spero di poterci arrivare. Quando rappresenti l’Italia non puoi non sognare di vincere, il sogno ci deve essere. Io non ho mai iniziato una competizione con l’idea di non poter vincere. L’atleta non deve ammazzare i sogni e l’ambizione. Il sogno c’è, poi ovviamente ci sono percentuali di vittoria a seconda della squadra che hai”.

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