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Il calcio giovanile in Italia: un viaggio tra costi e sfide

calcio giovanile

Il calcio giovanile in Italia, lontano dai riflettori dei grandi club e dalla luccicante finanza del calcio professionistico, è una realtà che spesso si scontra con sfide economiche considerevoli. Il corriere dello sport affronta un viaggio attraverso questa dimensione meno conosciuta del calcio, esploreremo i costi crescenti per le famiglie, le pressioni finanziarie sulle società e la delicata bilancia tra passione e sostenibilità economica.

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Zenga, l’involuzione di Donnarumma e il futuro dei portieri Italiani

Walter Zenga

In una lunga intervista sulle pagine del corriere dello sport, Zenga analizza l’involuzione di Gianluigi Donnarumma, esplora il panorama dei portieri italiani all’estero e offre riflessioni sulla costruzione del gioco e l’importanza dell’adattamento.

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Mondiale 2018. Il clima e gli studi in laboratorio: i gol nel finale non arrivano per caso

di Luca Valdiserri

Su 146 reti, 29 realizzate dopo l’85’ e 17 sono state decisive per il risultato

A Russia 2018, le giornate (intese come ore di luce) e le partite non finiscono mai. Su 146 gol segnati al Mondiale, infatti, ben 29 sono stati segnati dopo l’85’. Dato ancor più interessante: 17 di questi gol sono stati decisivi per il risultato finale. Le squadre che ne hanno segnati di più sono Brasile e Corea del Sud con 3 (Coutinho e Neymar contro Costa Rica, Firmino contro il Messico; Son contro il Messi- co e la Germania, Kim contro la Germania). I più importanti sono stati tre: quello di Shaqiri al 90’ in Svizzera-Serbia, che ha tutto sommato deciso la qualificazione agli ottavi e fatto scoppiare una guerra calcistico/diplomatica tra Belgrado e il Kosovo per l’esultanza di Shaqiri (e prima quella di Xhaka) con l’aquila bicipite della Grande Albania; quello di Rojo all’86’ in Argentina- Nigeria, che però si è rivelato soltanto una grande illusione, visto che l’Albiceleste è uscita alla partita dopo, contro la Francia, nonostante un altro gol a tempo scaduto segnato da Aguero; quello di Chadli al 94’, nell’ottavo di finale Belgio-Giappone 3-2, arrivato alla fine dell’azione forse più spettacolare di tutto il Mondiale: un contropiede fulminante partito da Courtois, condotto da De Bruyne, rifinito dall’assist di Meunier e dal «velo» in area di Lukaku per la conclusione finale, che non ha lasciato scampo a Kawashima. Una specie di staffetta 4×100 ai Giochi olimpici.

Nel finale delle partite ci sono stati gol di tutti i tipi. Gol di testa: Harry Kane in Inghilterra-Tunisia ma il colombiano Yerry Mina contro l’Inghilterra. Autogol: Bouhaddouz in Iran-Marocco e il portiere Sommer in Svizzera-Costa Rica. Gol che sembravano importanti e non lo erano: Kroos in Germania-Svezia o Aspas in Spagna-Marocco. Gol che sembravano inutili e hanno cambiato la storia del Mondiale: Ansarifard in Iran-Portogallo, che ha mandato Cristiano Ronaldo tra le fauci di Cavani. Gol segnati da chi non aveva niente da chiedere ma ci ha provato lo stesso fino all’ultimo: i due della Corea del Sud (Son e Kim) contro la Germania, quando pure Neuer aveva abbandonato la sua porta per andare in attacco.
Le ragioni di tanti gol nel finale? È lapalissiano che chi deve recuperare si butti in avanti e si scopra. Però ha sicuramente giocato un ruolo anche il fattore climatico. Il Mondiale si è giocato finora con temperature molto buone per calciatori stressati da una stagione lunghissima. Chi ha scelto il ritiro nei pressi di San Pietroburgo — come hanno fatto l’Inghilterra e la Croazia — ne ha tratto un sicuro beneficio. Ormai il calcio è diventato, se non una scienza esatta, un grande laboratorio per studiosi. Proprio come ha dimostrato l’Inghilterra che aveva preparato in modo maniacale quello che arriva ancora dopo l’ultimo fischio dell’arbitro: i calci di rigore.

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Sono finiti i miracoli portieri e papere la galleria degli orrori

Emanuele Gamba. Il caso: Poche grandi parate e tanti svarioni: anche così si spiega il Mondiale senza 0-0. Un ruolo in crisi, 4 anni dopo un’edizione che fece scoprire nuovi campioni

Papere parecchie, paratone poche: non è un Mondiale per portieri, se non abbiamo ancora visto neanche uno 0-0 un poco dipende dal fatto che non ci sono stati degli estremi difensori, come si diceva una volta, immacolati. Continua a leggere Sono finiti i miracoli portieri e papere la galleria degli orrori

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Strakosha fa il libero

di Daniele Rindone

Il numero uno albanese da record per disimpegni nella sua metà campo. Para e gioca, partecipa al giro palla, offre soluzioni sempre utilissime. Il portiere è un difensore in più per la Lazio: 22 passaggi di media nei 90 minuti, nessuno come lui!

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E’ il difensore in più, il “libero” aggiuntivo. Si chiama Thomas Strakosha, fa il portiere, è la sua prima occupazione. Non si limita a coprire il ruolo, è utilizzato da centrale supplementare, ha una doppia mansione. Strakosha è il portiere che gioca a calcio, non gli spetta solo la copertura della porta. Ha buoni piedi e la qualità viene sfruttata da Inzaghi e dai compagni. Thomas Strakosha è il portiere della serie A che realizza più passaggi nella propria metà campo nell’arco dei 90 minuti. In media ne effettua 22, nessun altro collega ne conta di più. Dietro Strakosha si sono piazzati tutti gli altri portieri della A: in ordine Sirigu, Reina, Alisson, Da Costa, Donnarumma, Handanovic, Sorrentino, Brignoli e Buffon (solo decimo nella classifica dei passaggi in media). Strakosha è un portiere palleggiatore, s’è visto anche a Bergamo. I difensori e i centrocampisti l’hanno sollecitato continuamente, hanno “scaricato” il pallone nella sua area. Il giro palla coinvolge sempre il numero uno albanese, è una soluzione che permette alla Lazio di alleggerire la pressione degli avversari, di spostare il pallone da un fronte all’altro, di rilanciare savalcando il centrocampo, cercando di imbeccare il gigante Milinkovic, per sfruttare le sue spizzate irraggiungibili (per gli altri). Continua a leggere Strakosha fa il libero