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Thomas Strakosha e Alisson Becker le chiavi delle porte romane ai numeri uno

La Redazione pubblica due articoli redatti in data odierna (12-07-2017) sulle pagine del Corriere dello sport, riguardanti i portieri di Lazio e Roma. I numeri uno delle società di calcio romane, hanno in comune, oltre la città in cui giocano, la nazionalità estera e due allenatori dei portieri che nelle loro sedute di allenamento, dedicano molto tempo al miglioramento della tecnica specifica. Con la nuova stagione, il portiere biancoceleste ha ottenuto la riconferma come titolare, quello giallorosso, dopo la partenza di Szczesny, la promozione come numero uno. 

Di Daniele Rindone

Era l’ultimo giorno, oggi il primo. Non c’era posto per lui, aveva le mani legate ed era relegato in panchina, stava dietro tutti, cercava di capire come potesse ancora volare, non sapeva come fare, si è sentito finito a 21 anni. Avanti gli ultimi. Thomas Strakosha, due anni fa a Salerno, faceva il secondo a Terracina: era uno scarto, poche apparizioni alternanza, errori dell’uno e dell’altro, fu Strakosha a finire l’anno da panchinaro. Nell’estate 2016 ha iniziato da terzo della Lazio, c’era lui dopo Vargic e Marchetti, sembrava di passaggio. Strakosha, oggi non ha più nessuno davanti, il numero uno di Inzaghi. La sua scalata è partita il 20 settembre scorso, quando Marchetti ha saltato Milan-Lazio ed è finito dentro un tunnel: “Vai dentro e divertiti”, disse Angelo Peruzzi a Strakosha, glielo disse da club manager e da ex portiere. Thomas, come d’incanto, ha iniziato a volare: “essere un portiere significa avere il piacere di farlo”, dice.

La svolta. Dal luglio 2016 al luglio 2017 s’è compiuta la sua crescita. La Lazio l’ha affidato alle cure del preparatore Grigioni, l’uomo che ha allungato la carriera di Peruzzi e che ha costruito Muslera. A Strakosha è stata data l’occasione di allenarsi con le persone giuste, gli è stato dato tempo per riprovarci. E’ così che è riuscito ad avverare un sogno iniziato all’incontrario, conclusosi nel verso giusto, da ultimo a primo. E’ accaduto ciò che sembrava non potesse più accadere. Strakosha è diventato il numero uno della Lazio. Ha ripreso ad allenarsi e si è sentito di nuovo sicuro, per un portiere non conta soltanto l’aspetto tecnico, anche caratteriale. Ha bisogno di un ambiente sano è ovattato per esprimersi, del giusto rapporto con gli allenatori che lo seguono e con i compagni. C’è una dove caratteriale che aiuta Strakosha in tutto: la serenità. Non si fa schiacciare dalle pressioni o quantomeno le sa assorbire, in questo è stato fondamentale l’apporto della squadra. Si è fidata di lui, l’ha coinvolto nel gioco, invitandolo al giro palla e la fiducia è diventata reciproca. Strakosha, a 21 anni, s’è trovato catapultato in Serie A, ha esordito a San Siro, ha giocato contro le Big dopo stagioni vissute in primavera o da anonimo in B. Ha collezionato 25 partite nel 2016-2017, 3 derby e una finale di Coppa Italia.

I Raggi X. la serenità dovrà continuare ad accompagnarlo nella stagione della conferma, la più difficile. Non essere ansiosi aiuta e Strakosha non lo è. Può essere considerato il prototipo del portiere moderno, ha il fisico giusto: è alto 1,95, pesa poco meno di 90kg. In ritiro si sta allenando come se fosse il primo giorno e in campo dovrà sempre pensare che giocherà la prima partita. In questo modo rimarrà concentratissimo. L’anno scorso ha alternato le performance. E’ È stato capace di difendere la Lazio nel derby, poi è incappato nella partita di Firenze, respinta sbagliata su Kalinic e gol del 2-1. l’attenzione continua si cura in allenamento e gli allenamenti proposti da Grigioni, così intensi, sono l’ideale. La personalità, per quanto Strakosha ne abbia già, dovrà crescere ancora e solo le partite possono aiutare in questo. E’ stato il derby del 30 aprile scorso a regalare a Strakosha la Lazio, definitivamente. Prima il miracolo su Dzeko, Balzo in alto reattivo e istintivo. Poi l’intervento su Salah, tagliando bene la linea del tiro angolato. Volere, volare.

Di Guido D’Ubaldo

Comincia la nuova vita di Alisson. Il brasiliano sarà il nuovo titolare, dovrà far dimenticare Szczesny che si sta accordando con la Juve. In un anno il portiere della nazionale brasiliana ha fatto tanti progressi con Savorani, il preparatore che è stato confermato, unica persona dello staff che non ha portato Di Francesco. Il nuovo allenatore ha studiato in questi giorni il brasiliano e lo ha già promosso. In ritiro confermato le sue qualità, anche quelle di para-rigori. Si è opposto con bravura allo specialista Perotti, interrompendo la sua lunga serie positiva. A Pinzolo si alterna tre pali con Lobont, il veterano della Roma dopo De Rossi. Poi dovrà arrivare un altro portiere, perché Skorupski preferisci andare a giocare da titolare, dopo averlo fatto per due stagioni all’Empoli. Al suo posto potrebbe arrivare Diego Alves, che ha rotto con il Valencia e ha ricevuto un’offerta anche dal Deportivo La Coruna. 

Grazie Roma. Alisson Becker sta per diventare comunitario. Lo è già la moglie che ha anche il passaporto tedesco. Il portiere è molto concentrato su quello che lo attende: “è un anno speciale per me, è arrivato il mio momento. La Roma ha fiducia in me, anche i tifosi, voglio dimostrarlo come faccio in campo, cerco di dare il massimo per la squadra e per i tifosi”. Descrive le sue caratteristiche di uomo e di atleta: “sono un bravo ragazzo, in campo cattivo forte. Cerco di fare il meglio e esprimere le caratteristiche migliori. Lavoro come un matto e ho grandissima voglia di vincere. Sono cambiate tante cose in un anno, ho cambiato anche un po’ del mio stile. Lavorare in Italia è l’ideale. Dico a tutti che per un portiere è uno step necessario giocare fuori dal Brasile – racconta Alisson – ho detto anche mio fratello di venire in Italia perché il calcio qui è diverso. Anche il modo di vivere dei calciatori, a livello di testa, è diverso. Qui si lavora più tranquillamente, questa è un’esperienza troppo importante per me”.

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