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Il rigore parato da Sorrentino a Ronaldo

di Fabiana Della Valle

Stefano Sorrentino: “YouTube e cibo sano per parare quel rigore. Il Chievo può salvarsi, io ci credo”.

Il giorno dopo è stato un tour de force di sudore sensazioni forti: rientro alle quattro direttamente Veronello, il ritiro, e sveglia presto per l’allenamento mattutino, poi Stefano Sorrentino ha trascorso il resto della giornata rispondere a WhatsApp, chiamate e messaggi social. Fermare CR7 regala un surplus incredibile di visibilità. Sulla pagina di wikipedia a lui dedicata, alla voce biografia è stato subito aggiunta una riga nel finale: è il primo portiere in serie A a parare un rigore Cristiano Ronaldo. Sorrentino è uno specialista del settore, avendo neutralizzato 17 tiri dal dischetto in campionato, ma stavolta è diverso perché a calciarlo è stato il giocatore più mediatico del mondo. Per capire la portata dell’evento basta un dato: dal momento della parata alle 15 del giorno successivo, Stefano ha guadagnato su Instagram 3675 follower. “Una bella emozione – racconta – che però avrei barattato con un punto. Il Chievo ne ha bisogno per salvarsi. Io credo nella salvezza, perciò a gennaio ho rifiutato ogni offerta”.

Però a quasi quarant’anni fermare in cinque volte pallone d’oro non è impresa da tutti. Come ha fatto?

Dietro a un rigore parato ci sono studio, preparazione e intuito. Mio padre Roberto, portiere negli anni 70-80 aveva il libro nero dei rigoristi. Io all’inizio cercavo gli attaccanti su YouTube, ora con Lorenzo Squizzi, preparatore dei portieri, prima delle gare guardiamo i video e insieme decidiamo la strategia. Tutti e due eravamo certi che avrebbe aperto il tiro e così è stato. Mia madre era allo stadio, mio padre no. Quando ci siamo sentiti mi ha detto “bravo” e per lui è tantissimo, perché non fa tanti complimenti.

La parata dello Stadium è tra le migliori tre della sua carriera?

Si, perché rivedendo Ronaldo ha calciato un bel rigore. Avevo deciso da che parte mi sarei tuffato e ho anticipato di una frazione di secondo, altrimenti non l’avrei preso. Lui ha tirato angolato e forte ma alla mia altezza. Conserverò tutto: guanti, maglia, pantaloncini e calzettoni.

Dopo, che cosa vi siete detti?

Nulla. Ronaldo era venuto a salutarmi nel tunnel prima del match. Dopo lo scontro al Bentegodi (Sorrentino era finito in ospedale, ndr) caninamente mi aveva scritto per sapere come stavo. A fine partita mi è passato accanto mentre stavo salutando Dybala e mi ha dato il cinque. Comunque la Juventus mi ha impressionato: è completa e fisica, può vincere la Champions. Lo auguro a CR7.

Tra i segreti del suo successo c’è Claudio Filippi, ora alla Juve.

Claudio è stato il preparatore mio e di Squizzi al Chievo prima di trasferirsi a Torino. Mi ha insegnato la cura dei dettagli. Ci siamo incrociati negli spogliatoi. Anche lui è rimasto colpito dal nostro intuito nella scelta dell’angolo giusto.

Si vede in campo oltre i 40 anni?

Certamente. Sto bene, mi curo il doppio di quando avevo vent’anni, faccio prevenzione, mangio sano e mi alleno tutti i giorni al 100%. Ho il contratto in scadenza e il Chievo ha un’opzione per un altro anno, a fine stagione vedremo. Di sicuro da qualche parte giocherò.

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