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Iker Casillas è il miglior portiere del 2011

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Iker Casillas è il miglior portiere del 2011. A stabilirlo è l’Iffhs, l’Istituto di Storia e Statistica del calcio, che mette il numero uno del Real Madrid e della nazionale spagnola in cima alla lista degli estremi difensori per l’anno appena trascorso con la bellezza di 248 punti. Molti, se si pensa che il secondo in classifica, Manuel Neuer del Bayern Monaco ne ha raccolti 130, mentre Victor Valdes, portiere del Barcellona, si è fermato a quota 114.

Il primo italiano nella classifica dei migliori portieri è Gigi Buffon (quarto), che ha collezionato 63 punti, mentre l’interista Julio Cesar non è riuscito ad andare oltre l’ottavo posto. Undicesima piazza per Stekelenburg, numero uno della Roma, seguito da Christian Abbiati del Milan. Per il portierone spagnolo si tratta della quarta affermazione in questa speciale classifica, proprio come Gigi Buffon, che si è imposto nel 2003, nel 2004, nel 2006 e nel 2007.

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Iker Casillas eletto miglior portiere del 2009

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Iker CasillasLo spagnolo Iker Casillas e’ il miglior portiere del 2009 secondo l’Iffhs, l’Istituto mondiale di storia e statistica del calcio. L’estremo difensore del Real Madrid e della nazionale spagnola con 230 punti ha preceduto il portiere della Juventus e della Nazionale italiana, Gigi Buffon, con 150 voti. Sul terzo gradino del podio, il portiere del Brasile e dell’Inter, Julio Cesar con 124 preferenze. Quarto posto per il portiere del Manchester United, Edwin van der Sar (87 voti) e quinto il numero uno del Chelsea, Petr Čech (75 voti). Sesta posizione per l’estremo difensore del Barcellona Victor Valdes (53 voti); 11esimo il portiere sloveno dell’Udinese Samir Handanovic (5 voti).

[Fonte]

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Casillas parla delle punizioni di Ronaldo

Il portiere del Real Madrid continua a parlare dei palloni moderni, anche se nello specifico parla del dono di Cristiano Ronaldo nel saper calciare le punizioni:

Cristiano ha un dono per i calci di punizione, è molto bravo e sa come sfruttare la situazione. Ha un tocco diverso rispetto agli altri calciatori, probabilmente per via della sua straordinaria caviglia. E’ molto difficile per noi portieri intervenire, ma non impossibile. I palloni stanno cambiando, ma non è una scusa. Da fuori, lo spettatore, crede che il portiere stia facendo un errore madornale, ma in realtà a soli 20 metri di distanza dal pallone ti rendi conto di quanto sia difficile intervenire. Fortunatamente Cristiano Ronaldo gioca con noi!”.

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Franco Tancredi: “Noi non insegniamo solo a parare, ma come parare”.

Fonte il Foglio del 24-10-2020

Franco Tancredi è un ex calciatore italiano, di ruolo portiere. Vincitore di uno scudetto (1983) e quattro Coppe Italia (1980, 1981, 1984, 1986) con la Roma. Nel 2012 è stato inserito nella hall of fame della squadra capitolina. Ha conquistato anche una Coppa Mitropa con la maglia del Torino nel 1991. Un passato da allenatore dei portieri alla Roma, Milan, Torino, Juventus, Real Madrid, Inghilterra, Russia e Jiangsu Suning. Ecco le parole del mister nell’edizione cartacea del quotidiano:

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IFFHS, è Neuer il miglior portiere del 2016. Buffon allunga il suo record

L’IFFHS (International Federation of Football History and Statistics) ha stilato come di consueto una classifica annuale per assegnare il primato al miglior portiere del 2016. E per il quarto anno consecutivo a vincere è stato Manuel Neuer, al primo posto con 151 punti. Secondo posto per Gigi Buffon (l’unico ad averne collezionato 5), con 91, mentre al terzo posto si è classificato Rui Patricio, campione d’Europa con il Portogallo. Dunque, dopo Bundesliga, Coppa di Germania e Supercoppa arriva una gioia personale per il portiere del Bayern Monaco. Il Capitano della Juventus e della Nazionale,  il quale detiene il record di presenze consecutive nei primi 10 classificati (da 17 anni, dal 1999 al 2015) in classifica, è secondo nella classifica generale con 4 vittorie. In basso la classifica del 2016 e quella generale.

[Fonte]

La classifica completa:

  1. Manuel Neuer (Germania/Bayern Munich): 156 punti
  2. Gianluigi Buffon (Italia/Juventus): 91
  3. Rui Patricio (Portogallo/Sporting): 50
  4. Claudio Bravo (Cile/Barcelona/City): 45
  5. David de Gea (Spagna/Manchester Utd): 37
  6. Jan Oblak (Slovenia/Atletico Madrid): 31
  7. Hugo Lloris (Francia/Tottenham): 29
  8. Keylor Navas (Costa Rica/Real Madrid): 18
  9. Thibaut Courtois (Belgio/Chelsea): 13
  10. Denis Onyango (Uganda/Mamelodi Sundowns): 5

Classifica Generale:

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  1. Iker Casillas (Spagna) 5
  2. Gianluigi Buffon (Italia), Manuel Neuer (Germania) 4
  3. Oliver Kahn, José Luis Chilavert (Paraguay), Walter Zenga (Italia) 3
  4. Peter Schmeichel 2 (Danimarca)
  5. Michel Preud’homme (Belgio), Andreas Köpke (Germania), Fabien Barthez (Francia), Petr Čech (Repubblica Ceca), Jean-Marie Pfaff (Belgio), Rinat Dasaev (Unione Sovietica) 1

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Buffon numero 1 del mondo

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Riportiamo il servizio redatto da Andrea Santoni, Antonio Barillà e Alessandro Vocalelli per il Corriere dello Sport su Gianluigi Buffon e l’evoluzione dei Numero 1, in data 17-09-2015.

Uno. Uno come Gigi. Uno che a 20 anni parava i rigori a Ronaldo con la maglia di Superman sotto quella da gioco. Uno che nel 2003 è stato giudicato miglior giocatore di quella Champions,pure persa in finale. Uno che nel 2006 è stato eletto miglior portiere del mondo e vice Pallone d’oro, alle spalle di Cannavaro, con lui eroe a Berlino; uno come Gigi, costantemente ai primi posti nelle classifiche internazlonali di rendimento del ruolo da almeno tre lustri. Uno come lui, che martedì sera, a 37 anni, al City of Manchester stadium, ora conosciuto come Etihad, ha fatto ancora una volta lo stravedi prendendo letteralmente per mano la sua Juve, con le sue grandi estremità, piedi compresi, e tirandola fuori da una strana crisi di crescita, strappando stupore e ammirazione continentali. Insomma uno cosl non può essere che un numero uno, anzi il numero uno.

Tripla cifra. Dunque eccoci a celebrare un mito, giocante per altro; e come gioca, bisogna aggiungere. Diciamo che questa estate che muore, e questa stagione nuova che decolla, hanno trovato un Buffon di grazia. Impermeabile alle difficoltà juventino ma anche azzurre, il fuoriclasse bianconero ha lenuto la barra dritta come direbbe egli stesso.
Conta la vita privata in tutto questo? Come per ognuno di noi. E come per tutti certe vicende sono sempre complesse e delicate. Concentriamoci allora su quello che sta producendo l’ennesima primavera del nomo campione. A Palermo un paio di settimane fa, Gigi ha toccato quota 150 presenze in Nazionale, record destinato a durare a lungo perché di sicuro sarà incrementato.

I suoi primi 40 anni. L’obiettivo di Buffon è arrivare a 40 anni da portiere protagonista. Vorrebbe dire mondiale 2018. Sarebbe un primato straordinario per uno che, nel 2010, propio nel torneo iridato, ha rischiato la sua carriera per un complicato problema alla colonna vertebrale. Rimettersi in moto non fu semplice e la piena ripresa avvenne con lentezza, tanto che non erano pochi nell’ambiente a darlo ormai sul viale del tramonto. Chiedete a Sterling, a Silva, chiedete a quel fenomeno monumentale di Yaya Touré se stiamo parlando di un vecchio arnese. Perché se c’è un ruolo che non perdona gli anni che passano è proprio quello del portiere. Siccome le parate singole quelle sono capace di farle anche altri, lui si è messo a far e doppie: è successo col Chievo e appunto a Manchester, dove Gigi è stato strepitoso nel momento chiave del match: avesse raddoppiato il City, ora staremmo a raccontare un’altra storia. Invece la Juve ha ripreso il discorso europeo da… Vice campione del Europa otto, ovvero con forza morale caparbietà. Anzi, vogliamo dirla con le parole del capitano, dette a caldo e il giorno dopo? “Attenzione, sagacia tattica, rabbia, bravura, ho un briciolo di fortuna, umiltà, generosità, classe ci hanno regalato una serata da urlo!”. Lui parlava della Juve, gruppo in costruzione come ricordato a Manchester, noi possiamo transitare il giudizio sulla sua prestazione, quella di Buffon, “il migliore della storia” ha detto con il suo stile asciutto Allegri, ancora stordito dalle emozioni inglesi. Ieri Gigi ho dedicato vittoria (e prestazioni) a babbo Adriano, nel giorno del suo 70º compleanno (viva). Lasciamo stare il tempo che passa (lasciamolo cantare a Lou Reed), guardiamo a quello che sta arrivando. E allora, numeri alla mano, possiamo augurare a Gigi di arrivare in questa stagione almeno a quota 100 partite in Champions, l’unico trofeo che gli manca: vorrebbe dire centrare la semifinale. E, dopo, siccome hai Buffon, puoi pensare anche di aggiungere un uno…

Andrea Santoni

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Da Jascin a Zamora quante leggende

Fascino, solitudine, un pizzico di follia. Quello del portiere, sin dall’epopea dei pionieri, È stato sempre un ruolo speciale, il volo capace di accendere la fantasia quanto un gol. Gigi Buffon ha attraversato vent’anni di calcio sempre altissimi livelli, eroe nel debutto quando ragazzino fermò il Milan, eroe ancora due sere fa a Manchester: qualche abbaglio, qualche ritaglio buio, ma in assoluto applausi e magie. Numero uno di sempre, nella nostra classifica, nonostante la difficoltà di scegliere tra interprete di straordinari e limite di averne apprezzati alcuni solo attraverso leggende tramandate.

Gigi, lassù contemporaneità e patriottismo centrano appena, e poi subito Lev Jashin, L’unico portiere mai premiato con il pallone d’oro, bandiera della Dinamo Mosca e dell’ URSS del dopoguerra agli anni 70, felino nei guizzi e vellutato nel tocco, “gioca a pallone meglio di me” sì complimentò Sandro Mazzola, ipnotizzatore di rigoristi come svelano i 150 penalty sventati. Completa il podio Ricardo Zamora, simbolo della Spagna dal 1916 al 1938. Restano immagini sgranate, primi piani con il maglione a collo alto tuffi plastici con il berrettone incollato alla testa, e la fiaba di un match contro l’Inghilterra in cui parò tutto pur avendo lo sterno rotto: lo chiamavano il Divino oppure, molti anni dopo il ritiro, il Pelè dei portieri, e lui replicava calmo che in realtà era Pelè lo Zamora degli attaccanti. In fondo, O’Rey era arrivato più tardi…

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Secolo. Quarto posto a Gordon Banks, angelo tra i pali inglesi dal 1955 al 1978, protagonista dell’unico mondiale vinto dagli inventori del calcio, tempestivo nelle uscite e guizzante nello specchio, autore della parata del secolo su Pelè È il 7 giugno del 1970 a Guadalajara: cross di Jairzinho, incornata possente da un passo, rimbalzo traditore riflesso incredibile. O’Rey lo sguardo stupito: “Non è possibile quello che hai fatto…”. Poteva fare ancora di più, ma un incidente d’auto, causando i problemi di vista, niente poi il declino. È sempre un incidente d’auto interruppe la carriera di Sepp Maier, estremo del Bayer Monaco dal 1962 al 1979, quattro mondiali disputati con la Germania Ovest.

Record. Dino Zoff, una vita tra i pali: dal 1961 al 1983, è un monumento, vinto tutto con la Juventus la nazionale. Nell’immaginario rimangono due fotogrammi del mondiale 1982, la paratona su Oscar che salvò l’impresa contro il Brasile e la coppa sollevata, quarantenne a Berlino. Asciutto, essenziale: poco spettacolare per il ruolo, ma solo perché piazzamento E scatto facevano apparire banale anche l’intervento più difficile. Segue Peter Schmeichel, protagonista dal 1981 al 2003, stella del Manchester United e della Danimarca di cui conserva il record di presenze: catturava palloni e altri ne scaraventava in porte altrui, sì, portiere goleador, tra i primi a utilizzare il lancio non per spazzare ma per impostare l’azione.

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Muro. Il tramonto di Benks avviò il ciclo di Peter Shilton, inglese che gioco dal 1966 al 1997: fu lui a subire la mano de Dios da Diego Armando Maradona mondiale messicano. La nostra top ten si completa con Rinat Dasaev, la cortina d’acciaio, leggenda russa che smarrì dopo il passaggio a Siviglia, e Manuel Neur, muro tedesco di oggi, ma tanti altri portieri restano fuori per un soffio: i suoi antenati Schumacher è Kahn, il cecoslovacco Planicka, l’irlandese Jannings, i nostri Combi e Zenga, lo spagnolo Casillas e il ceco Cech, i belgi Pfaff e Preud’Homme… eroi del pallone che gol non li fanno, ma lievitano. Con l’eccezione del paraguaiano Chilavert: figura tra i grandissimi di sempre, ma lui di gol ne ha fatti 52.

Vent’anni di magie sempre il migliore

Le sue parate non si dimenticano: rimane ogni volta negli occhi la bellezza di un gesto atletico. Buffon ha la capacità di sorprendere chi lo serva da vent’anni e di superare spesso anche l’immaginazione di un tifoso. Istinto forza muscolare, un talento sublime. Gigi riesce a mettere la mano e ad allungare un braccio quando nessuno lo ritiene possibile. Hai il potere, 37 anni, di fare la differenza con una continuità impressionante. E di sicuro, ormai, a tutto il diritto di essere considerato il portiere più forte dell’ultimo mezzo secolo. Più decisive più completo persino di un mito come Dino Zoff. E la sfida potrebbe allargarsi scivolare anche indietro nel tempo, a due colossi come Ricardo Zamora e Lev Jascin. Campioni fenomenalI che però abbiamo conosciuto soltanto attraverso qualche fotogramma in bianco e nero, grazie immagini di archivio. Giganti tra i pali, ma anche per la loro struttura fisica: lo spagnolo, che giocò 46 partite nazionali restando in battuto per 21 volte, era alto 1 m 96, mentre l’ex simbolo dell’URSS era più basso di 7 cm. Zamora e Jascin hanno lasciato un’impronta eterna, ma è anche vero che quel calcio è ancora a dimensione d’uomo, e a misura d’uomo, perché gli attaccanti non erano i colossi di oggi. Senza contare poi lo evoluzione del calcio e regole che hanno aumentato le difficoltà di questo ruolo: oggi il portiere usa i piedi con maggiore frequenza, deve gestire situazioni rischiose, è fondamentale anche nei disimpegni in tante occasioni fa ripartire l’azione come facevano i liberi di tanto tempo fa. Un fallo non è solo un rigore. È anche una conseguente espulsione. Buffon è il portiere perfetto. Non hai indovinato qualche stagione. È diverso: lui non ha mai tradito. E dal 1995, quando esordì in A con il Parma, in occasione della sfida con il Milan, il bilancio di ogni sua stagione ha fatto registrare un segno positivo. Somma di valori tecnici e longevità: ecco perché Buffon può essere posizionato, in questa classifica virtuale, addirittura davanti a Zoff, che pure resta un mito. E una spiegazione c’è, senza nulla togliere al grandissimo Dino, che ha fatto scuola rimane un modello speciale per i giocatori appassionati di calcio. Buffon, però ha scandito questi 20 anni in modo maestoso, raggiungendo la stabilità di rendimento superiore continuando ad arrivare con l’esplosività dove Zoff, negli ultimi anni arrivava con l’esperienza. Affermato tanti campioni da Ronaldo a Batistuta, da Shevchenko a Totti, tanto per citare qualche nome. La sua arte è stupire. Difficile dimenticare la doppia parata di martedì sera a Manchester contro il City. Oppure il miracoloso su Zidane nella finale del mondiale del 2006. È legittimo pensare che oggi, e non calcio con le stesse in side, Buffon potrebbe essere preferito anche a Zamora e a Jascin, L’unico portiere di aver ricevuto il pallone d’oro (nel 1963). Già, il pallone d’oro: un premio che Buffon avrebbe meritato nel 2006 anche più di Cannavaro (capitano di quella fantastica nazionale di Lippi), dopo il trionfo di Berlino. E quell’estate, in fondo, è ancora oggi una perfetta chiave di lettura per capire apprezzare ogni sfumatura di Buffon. Non solo il portiere dei miracoli, ma anche l’uomo che si fa guidare dai sentimenti. Lui, a differenza di altri campioni di quella Juve, lui pallone d’oro virtuale, accetto di scendere in serie B per rispettare l’amore per una maglia. Senza rimpianti per i soldi, per un ingaggio più ricco che tutti, in Italia e nel mondo, sarebbero stati disposti a offrirgli. La lezione di Buffon non è solo legata alle sue parate: e arrivata, in questi vent’anni, anche fuori dal campo.