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Intervista a Luca Marchegiani: “Giocare con i piedi, che trauma!”

Interessante iniziativa intrapresa dal Corriere dello sport: un’inchiesta sul ruolo che negli anni è cambiato più di tutti. Luca Marchegiani ci introduce negli anni 90, che sono quelli della prima, vera, grande trasformazione: nel bel mezzo della carriera, questa generazione si ritrova con un problema in più, non può prendere con le mani il retropassaggio del compagno, ma deve rigiocare la palla con i piedi, e deve farlo bene e velocemente perché gli attaccanti ora partono in pressing. Marchegiani, oggi opinionista di Sky, è il personaggio ideale per spiegare il cambiamento. 

[vimeo]https://vimeo.com/83338918[/vimeo]

Io non mi sentivo pronto, Pagliuca invece lo sapeva fare. Ho cercato di lavorarci anche dopo aver sbattuto il muso ma quell’errore in Italia-Svizzera ha fissato i miei limiti

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Recor d’imbattibilità, Buffon al sesto posto

Dall’ultimo gol di Giuseppe Rossi in Fiorentina-Juventus 4-2 alla rete di Maxi Moralez al 15’ di Atalanta-Juventus sono passati 63 giorni. Gigi Buffon, dall’81’ minuto del match perduto al Franchi sino al 22 dicembre non ha subito gol. Una striscia di imbattibilità da record, ma soltanto in stagione. Buffon aggancia Luca Marchegiani al sesto posto nella classifica delle strisce migliori di tutti i tempi in Serie A. Distante 36 minuti dal podio che vede Mario Da Pozzo (1963/64) sul gradino più basso con 791’, Dino Zoff secondo con 903’ e Sebastiano Rossi primo con 929’ da vent’anni esatti.

imbattibilità

 

[Fonte]

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La Sfida: De Sanctis vs Avramov

Roma e Cagliari hanno pareggiato 0-0 nel posticipo della tredicesima giornata, un risultato che lascia la Juve sola in vetta a quota 34, a +1 sui giallorossi che per la prima volta nella stagione non segnano e perdono il primato in classifica.

Il portiere del Cagliari, Avramov, non ha fatto certo rimpiangere l’assenza del titolare Michael Agazzi, anzi ha dimostrato di poter essere decisivo. In più occasioni è stato decisivo nel mantenere la propria porta inviolata. Al termine della partita il portiere rossoblù ha dichiarato ai microfoni di “SkySport”: «Io penso solo ad allenarmi, oggi è uscito fuori il lavoro svolto negli ultimi sei anni. Ora sta al mister decidere chi sarà titolare. Adan? Sono questioni che competono alla società, a me non interessano queste vicende” [Fonte]

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De Sanctis: ecco il ”mio” portiere

Segnaliamo l’intervista a Morgan De Sanctis pubblicata sul sito dell’ A.I.A.C.

Qual è stata la motivazione che ti ha spinto a scegliere il ruolo del portiere?

Sono nato a Guardiagrele, un paesino in provincia di Chieti, dove potevo giocare per strada senza pericolo, come i nostri genitori e i nostri nonni. Ho iniziato a giocare subito in porta per “esclusione”: gli altri bambini erano più grandi e forse più bravi di me coi piedi. Da bambino non ero alto: sono cresciuto molto intorno ai tredici, quattordici anni. Non si è trattato del classico “tu che sei alto vai in porta”: ho deciso io, consapevole che coi piedi non me la cavavo più di tanto, mentre invece adoravo tuffarmi e non avevo paura di prendere una pallonata in faccia. Allora non ci tenevo a giocare fuori dalla porta, mentre oggi a volte penso che mi piacerebbe non essere portiere per dare una mano… anzi, per meglio dire, i piedi ai miei compagni anche all’attacco. Da quel momento in poi, comunque, ho fatto il portiere senza pentirmene mai. Se devo citare un motivo particolare che mi ha fatto scegliere questo ruolo, confesso che mi hanno sempre affascinato i guanti. Potersi distinguere dagli altri, con guanti, cappellino e maglie di colore diverso, in uno sport di squadra come il calcio, è già una dimostrazione di carattere, necessario al ruolo del portiere.

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