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Cragno: “Devo tanto a molti, con Antonello Brambilla ci sentiamo ancora adesso”

Cragno a Cagliari

Alessio Cragno, portiere del Cagliari ha rilasciato una lunga intervista sulle pagine della Gazzetta dello sport.

Il portiere è nato a Fiesole, iniziando nella Polisportiva Sieci. A 16 anni è al San Michele Cattolica Virtus al Brescia, dove rimane fino al 2014 prima di essere acquistato dal Cagliari. Il club rossoblù lo gira in prestito a Lanciano e Benevento e con i campani conquista la promozione in Serie A. Cragno gioca in tutte le nazionali giovanili e arriva nell’Italia del c.t. Mancini il 7 ottobre scorso, nella sua Firenze contro la Moldavia.

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Donnarumma e gli altri numeri uno. Sarà il mercato dei portieri

Donnarumma

Donnarumma dovrebbe rinnovare con il Milan, Cragno nel mirino dell’Inter. Portieri in crisi con i loro club: Sirigu e Meret con Torino e Napoli. Portieri salvezza, le belle prestazioni di Audero, Montipò e Silvestri.

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Franco Tancredi: “Noi non insegniamo solo a parare, ma come parare”.

Fonte il Foglio del 24-10-2020

Franco Tancredi è un ex calciatore italiano, di ruolo portiere. Vincitore di uno scudetto (1983) e quattro Coppe Italia (1980, 1981, 1984, 1986) con la Roma. Nel 2012 è stato inserito nella hall of fame della squadra capitolina. Ha conquistato anche una Coppa Mitropa con la maglia del Torino nel 1991. Un passato da allenatore dei portieri alla Roma, Milan, Torino, Juventus, Real Madrid, Inghilterra, Russia e Jiangsu Suning. Ecco le parole del mister nell’edizione cartacea del quotidiano:

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La A in mani straniere. Il declino dei portieri italiani, Zoff: una scuola in crisi

Manca la fascia media. Si lavora sui piedi e poco sulla tecnica. Di Carlos Passerini, Corriere della sera 17-07-2019

La serie A è in mano straniere. O meglio in guanti. Perché straniero sarà più di un portiere su due della prossima serie A. 11 titolari solventi. Poi, certo, il campo magari rimescolare era le carte. Per ora però i “campetti” sui giornali sportivi non mentono: più del 50%. Una statistica che suggerisce inevitabilmente una domanda: Dove sono finiti i numeri uno italiani? Oppure c’è una crisi di vocazione? Solo una questione di moda? Di esterofilia? Oppure c’è una crisi di vocazione? Un vuoto generazionale?

Dino Zoff non ha dubbi: “la scuola è in crisi. E la colpa è tutta del metodo di allenamento. Oggi si lavora molto sui piedi e poco sulla tecnica specifica del ruolo. Cosa serve che un portiere faccia ripartire bene l’azione se poi non azzecca un’uscita o non blocca un pallone che sia uno? La verità è che per anni abbiamo insegnato resto al mondo e ora siamo rimasti indietro”. Secondo l’ex numero uno il problema riguarda “soprattutto la classe media”. Non è un caso che per la porta della nazionale siamo coperti, e per un bel pezzo: Donnarumma 20 anni, Meret 22, Audero 22, Cragno 25, Plizzari 19. Il guaio è la base. “È sparita la figura del portiere affidabile, quello che magari non fa miracoli ma acchiappa tutto quello che si può acchiappare” chiude Zoff. Anche i dati storici dicono che qualcosa è successo, che qualcosa è cambiato. Nel 1995/1996 in A c’erano 18 italiani titolari su 18. Nel 2005/2006 16 su 20. Nel 2010/2011 12 su 20. La questione fu sollevata già da un altro grande numero uno, Walter Zenga, che in un’intervista alla gazzetta dello sport di qualche anno fa individuava però altre ragioni: “c’entrano selezione, crescita, tenacia. Ma anche la fiducia da parte degli allenatori e delle società”. Le quali, è storia nota, hanno spesso più convenienza nell’acquistare dall’estero. È così che si arriva 11 su 20. Elenchiamoli: il polacco Szczesny alla Juve, lo sloveno Handanovic all’Inter, lo spagnolo Pau Lopez alla Roma, l’albanese Strakosha alla Lazio, il polacco Dragowski alla Fiorentina, il romeno Radu al Genoa, l’argentino Musso all’Udinese, il polacco Skorupski al Bologna, l’albanese Berisha alla Spal, il finlandese Joronen al Brescia, il brasiliano Gabriel al Lecce. Dalla Polonia ben tre titolari. Il feeling fra i calciatori polacchi e il nostro torneo è ormai un’evidenza da anni, la novità è che ora importiamo anche i numeri uno. Ma non è questa l’unica curiosità. Colpisce anche il fatto che per i portieri che arrivano da oltreconfine adesso si investano parecchi soldi. La Roma ha pagato Pau Lopez quasi 30 milioni al Betis Siviglia. È il portiere più costoso della storia del club giallorosso, che sogna di ripetere l’affare Alisson, preso a 8 milioni nel 2016 e rivenduto a 72 nel 2018. Doveva essere però così anche un’estate fa con Olsen, rivelatosi poi un impiastro. Il Brescia di Cellino, fin qui estremamente cauto sul mercato, ha sborsato la bellezza di 5 milioni per Joronen: per una neo promossa solo un mucchio di quattrini. Siamo di fronte a una nuova bolla, dopo quella dei difensori?

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In Italia la parata fa novanta

Nell’assolvere il dovere di assemblare rose competitive, i club Serie A continuano con la scelta di privilegiare l’esperienza. Paradossalmente per il ruolo più delicato si preferisce sempre più mettersi nelle mani dei portieri cresciuti nei nostri vivai. Da Sepe e Colombi (classe ’91) al più piccolo Scuffet (classe ’96) passando per i già affermati Bardi, Leali e Perin. E’ il trionfo di una generazione, quella nata dopo Italia 90 e il ritorno prepotente della scuola italiana dopo l’onda straniera che ha segnato sempre gli anni 2000. Un segnale importante anche per il futuro della nazionale: tanti nomi tra cui scegliere l’erede di Buffon nel medio e nel lungo periodo. Continua a leggere In Italia la parata fa novanta