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Luca Marchegiani: Chi fa il portiere? Io ho alzato la mano e ho cominciato così.

di Walter Veltroni (Corriere Dello Sport 21-10-2017)

Luca Marchegiani, come mai un bambino comincia a giocare da portiere invece che voler fare i gol?

«Giocavo tanto da solo da bambino, mi ricordo che nel cortile di casa mia calciavo il pallone contro il muro e poi lo paravo. Imitavo i servizi di “Novantesimo minuto” con una specie di telecronaca. Riproducevo gli highlights delle partite come si faceva una volta con le azioni : tiri e parate, tiri e gol. Fin da bambino mi buttavo a terra, paravo i tiri che mi facevo da solo. Poi un giorno, eravamo un gruppo di amici, siamo andati alla prima partita, tipo la “squadra di stoppa”, senza neanche un allenamento, e l’allenatore, il responsabile di questa squadretta, ha detto “Chi fa il portiere?”. Io ho alzato la mano e ho cominciato così. Non ho mai fatto un minuto di partita in un’altra posizione del campo. Ho sempre creduto che portieri si nasca: è una cosa che hai dentro, metterti lì in mezzo a quei pali. In quella posizione un po’ strana, che però dà tante soddisfazioni». Continua a leggere Luca Marchegiani: Chi fa il portiere? Io ho alzato la mano e ho cominciato così.

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Intervista a Luca Marchegiani: “Giocare con i piedi, che trauma!”

Interessante iniziativa intrapresa dal Corriere dello sport: un’inchiesta sul ruolo che negli anni è cambiato più di tutti. Luca Marchegiani ci introduce negli anni 90, che sono quelli della prima, vera, grande trasformazione: nel bel mezzo della carriera, questa generazione si ritrova con un problema in più, non può prendere con le mani il retropassaggio del compagno, ma deve rigiocare la palla con i piedi, e deve farlo bene e velocemente perché gli attaccanti ora partono in pressing. Marchegiani, oggi opinionista di Sky, è il personaggio ideale per spiegare il cambiamento. 

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Io non mi sentivo pronto, Pagliuca invece lo sapeva fare. Ho cercato di lavorarci anche dopo aver sbattuto il muso ma quell’errore in Italia-Svizzera ha fissato i miei limiti

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Dove sono finiti i portieri italiani? 13 su 20 sono stranieri

Portieri della Premiere

E’ la domanda sui portieri che si pone l’edizione cartacea del Corriere della Sera in edicola.

Tredici estremi difensori su venti in Serie A siano stranieri. Ad eccezione del Napoli (ha un italiano potenzialmente titolare Meret), le altre big hanno scelto numeri uno di altri paesi (l’Inter ha Handanovic, il Milan Maignan, e così via). Ma la Secondo Luca Marchegiani: “Il problema non è nelle squadre top: li vedo tutti grandi portieri, che meritano di stare dove stanno. Incomprensibile invece come in troppe squadre di media e bassa classifica giochino con numeri uno che nulla hanno in più rispetto ai nostri, anzi”. Secondo Zoff, invece, “i ragazzi bravi ci sono, ma devono dare di più e mettersi più in mostra”. C’è però anche chi, come Perin, non ha alcuna intenzione di fare la riserva alla Juve, ma a 2,8 milioni di contratto non riesce a trovare una nuova squadra. Discorso diverso per Buffon, che essendo ancora affamato di successi ha deciso di ripartire a Parma dove tutto è cominciato.

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Ginestra e gli altri maghi dei rigori parati

4 rigori parati per Ginestra

Sono 30 i rigori neutralizzati da 22 portieri in 17 giornate di Serie C. Un bel bottino per gli estremi difensori della serie cadetta. Nel girone A sono stati 3 i tiri parati dal dischetto da Lanni, portiere del Novara (alla nona giornata contro la Juventus Under 23, alla tredicesima contro l’Albinoleffe e alla quindicesima contro la Pergolettese). Contro il Renate e contro l’Olbia, Faccin del Como si è opposto ai due rigori calciati dal dischetto. A quota uno, Gemello del Renate (contro la Pro Patria), Ghidotti della Pergolettese (contro l’Olbia), Liviero della Pro Sesto (contro il Lecco), Zanellati della Giana (contro l’Olbia) e Pisseri dell’Alessandria (contro la Pergolettese).

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Carlo Cudicini e la partita giocata con il crociato rotto

Nell’estate del 1996, il calciomercato cambia radicalmente. L’anno precedente, la corte di giustizia europea aveva regolamentato il trasferimento dei calciatori nelle federazioni appartenenti all’EU tramite la sentenza Bosman. Per tale ragione in Serie A, arrivano campioni del calibro di Zidane, Djorkaeff, Thuram e Nedved. Quest’ultimo, rivelazione ad Euro ’96, viene acquistato dalla Lazio. E proprio la Lazio gioca il 20 ottobre alle ore 15:00 contro il Cagliari.

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Lo stadio vuoto penalizza i portieri

Fonte Corriere della sera del 31-05-2020

Luca Marchegiani: Ci sarà un periodo di difficoltà per i portieri. E le partite ora pesano di più.
William Vecchi: Con lo stadio deserto si perdono ulteriori riferimenti: ci saranno più errori.

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La costruzione del gioco: “L’evoluzione del portiere tra mode, principi e tradizione”

di Stefano Baroncini e Daniele Borri

La gestione del pallone con i piedi per il portiere ha sempre rappresentato e tuttora rappresenta, una specifica del ruolo in continua evoluzione. Il primo grande cambiamento risale al 1992 con l’introduzione della regola che, su di un retropassaggio effettuato con il piede da parte di un compagno, nega al portiere la possibilità di impossessarsi del pallone con le mani. Da quel momento, tutto è cambiato. 

Luca Marchegiani, spiega senza particolari giri di parole, quanto questa novità regolamentare ha rappresentato un vero e proprio shock per i portieri del tempo: “Per me è stato drammatico! Non ho mai avuto la giusta attitudine al gioco con i piedi. Nella mia vita, è stata la prima volta che ho calciato una rimessa dal fondo.” È evidente come la prestazione dei numeri uno e di conseguenza anche le proposte di allenamento si modificarono per far fronte a questo grande cambiamento.

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